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il nodo giustizia/politica

un problema: parzialità della giustizia?

Il problema del nodo giustizia/politica, cioè della discussa imparzialità della magistratura verso la politica è in primo piano dai tempi di Tangentopoli e attraversa tutta la storia della cosiddetta Seconda Repubblica.

È fuori discussioni che gli atti della magistratura abbiano avuto effetti politici imponenti: ad esempio l'inchiesa Mani Pulite ha avuto un ruolo determinante nel passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica.

Ma tali effetti erano voluti, cioè progettati dai magistrati in base a un disegno politico? In altre parole l'intento della magistratura era

  • colpire singoli reati di singoli politici (considerati né più né meno che cittadini, uguali come tutti gli altri davanti alla legge, secondo una concezione garantista)?
  • o asportare il cancro (politico) della potenza di certe forze politiche, viste come strutturalmente responsabili (responsabili in quanto aventi una certa impostazione politica) del malaffare politico, per avviare così una ristrutturazione globale dell'assetto politico dell'Italia (concezione giustizialista)?

In altri termini ancora: la magistratura ha fatto e fa politica?

Su questo tema c'è divergenza di opinioni:

  • l'opinione prevalente nella “sinistra” (ex-sinistra DC, ex-PCI, PDS, DS poi PD) è che i magistrati non abbiano fatto e non facciano politica, ma solo il loro mestiere di magistrati, ricercando i reati e chi li ha commessi, senza guardare in faccia a nessuno;
  • l'opinione prevalente nello schieramento chiamiamolo “berlusconiano” (ex CAF e, a intermittenza, i loro alleati) è invece che i giudici abbiano fatto e facciano scelte squisitamente politiche.

per una valutazione equa

Affrontiamo tale problema in due momenti: nella metà campo giustizialista (quella della sinistra, insomma), e nella metà campo, chiamiamola così, garantistica (berlusconiana).

presupposti e limiti del giustizialismo “di sinistra”

La tesi che l'azione della magistratura sia sempre stata impeccabilmente imparziale trova forti obiezioni in una analisi delle dinamiche che possono aver portato alla stagione di Mani Pulite e alla successiva cosiddetta persecuzione giudiziaria di Berlusconi e del centro-destra. Si possono in effetti distinguere due tipi di presupposti a tali vicende, che in qualche modo ne stemperano il carattere di imparziale neutralità:

limiti dello schieramento garantista

Non si può negare che ci sia anche lì qualche responsabilità.

la corruzione come problema serio

Quello della corruzione, una volta decantati gli aspetti legati alla lotta politica, deve comunque essere considerato come un problema serio e grave.

Ma i politici che una nazione si dà, ad un certo punto della sua storia, sono lo specchio della società: se c'è corruzione e malaffare nei politici è quantomeno anche perché tali fenomeni ci sono a livello di popolazione. Non crediamo alla demagogia qualunquistica di chi accentua troppo la distanza della casta dalla gente comune.

La verità è che allontanandosi dal Cristianesimo, la gente (e i politici ne sono lo specchio) ha preso a infittire i comportamenti disonesti e truffaldini: non è retorico dire che non c'è più timor di Dio, è infatti vero che manca una saldezza morale che solo nella fede può trovare il suo fondamento.

Da lì soltanto si può ripartire. Altre soluzioni, come la retorica anti-casta dei grillini, sono destinate a produrre cocenti delusioni.

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