piccola sintesi sull'ecologia

importanza del problema

natura incontaminata Il problema dell'inquinamento non necessita di presentazioni: è dagli anni '70 che tutti ci sentiamo ricordare, e anzi vediamo con i nostri occhi (e con gli altri sensi, dall'olfatto, all'udito al palato) quanto l'uomo stia rovinando l'ambiente in cui vive. L'aria, l'acqua e la stessa terra, ora anche le piante e gli animali che mangiamo non sono più gli stessi, l'inquinamento li altera e li avvelena. È superfluo sottolineare il danno che ne viene: un danno anzitutto alla salute (per cui viene compensato l'enorme vantaggio di nuove cure per malattie precedentemente gravi, con la creazione di nuove malattie), ma anche alla possibilità, non meno importante, di vedere nella natura qualcosa di buono e di bello, cioè il segno della paterna bontà del Creatore verso i suoi figli.

Purtroppo il mondo cattolico ha avuto un certo ritardo nel recepire questo tema, soprattutto perché esso è stato appannaggio di forze culturalmente distanti (molti ecologisti in effetti hanno avuto come quadro ideologico un'idea di natura come realtà assoluta, e spesso hanno sostenuto posizioni animaliste che equiparando l'uomo alle bestie ne ledevano profondamente la dignità).

I più recenti documenti del Magistero hanno peraltro colmato questa lacuna. Ad esempio nel nuovo Catechismo si parla dei peccati contro l'ambiente (cfr. 3 parte, 2 cap.,a. 7, §2415).

Più organicamente si potrebbe dire che dietro la distruzione dell'ambiente, cioè della creatura di Dio, sta colui che più in generale è "l'autore della rovina", il nemico dell'uomo, il Principe delle tenebre. Il quale non è solo contro la salvezza eterna dell'uomo, ma in generale contro il suo bene, contro qualsiasi suo vero bene, dunque anche la realtà temporale e nella fattispecie ambientale; non è nemico solo dell'anima, ma di tutto l'uomo. È dunque dentro la sua "strategia" distruggere il più possibile la realtà, ossia il bene, ad ogni suo livello. Se in qualche caso sembra agire diversamente, sul breve termine, è solo perché ciò risulta funzionale alla sua strategia complessiva. Comunque non dobbiamo attribuire a Satana più intelligenza di quanto non meriti: egli è il Furbo, ma non l'Intelligente, ricolmo di ogni perversa astuzia, ma privo (privato, dalla sua stessa scelta di ribellione) di ogni vera intelligenza. "Intelligere" è connettere, sym-ballein, mentre il diavolo è il dissociato per eccellenza, il suo pensiero è frantumato in un irreversibile dia-ballein.

cause

In una parola: il peccato, con cui l'uomo volta le spalle a Dio, autore del bene, e asseconda l'istigazione del diavolo, autore della rovina, che lo persuade a credersi Dio, con un potere illimitato ("sarete come Dio, conoscendo il bene e il male"). Ma il potere dell'uomo, tanto conoscitivo quanto operativo, è invece limitato, come limitate sono le risorse: "olio e vino non siano specatai" (Ap, 6,6). Se l'uomo fosse realista, e quindi umile, saprebbe "contare i suoi giorni" e giungere alla "sapienza del cuore". Invece il peccato, che è anzitutto non un trasgredire regole, ma porsi al posto di Dio, credersi Dio, innesca una serie di effetti negativi: l'uomo pretende che la realtà sia docile plastilina ai suoi comandi, dimenticando che le cose hanno delle nature e delle leggi oggettive, non dipendenti da lui; pretende una smodata e tendenzialmente illimitata quantità di piaceri e comodità, e prende a ritenere necessarie cose che tali non sono; non arretra nemmeno di fronte al fatto che per essere egoisticamente soddisfatto nelle sue pretese immediate possa spogliare del necessario altri uomini e devastare la natura; infine la sua ottusità gli chiude gli occhi sui rischi che il suo comportamento provoca: a breve-medio termine sulla sua stessa salute personale, a medio-lungo termine sulla salute e il benessere dell'intero genere umano. Tanto il male morale acceca l'uomo. Da notare perciò come una vera e piena soluzione del problema non potrà non tener conto di questo livello. Soluzioni puramente "tecniche" non potranno che essere palliativi parziali.

false soluzioni: 1.l'idolatria ecologista

Anche per quanto appena sopra detto risulta secondo noi illusorio pensare di risolvere i problemi ambientali senza mettere mano alla radice. In particolare fallace appare la proposta dell'ecologismo spinto. Vediamo i tratti:


Esaminiamo ora tali tesi.

bontà della natura?

La natura è buona se uno crede in Dio, che è Mistero, e perciò usa della natura in modo non sempre conforme alla nostra misura, la usa come un segno, per lo più "buono", per nutrirci e sostenerci, ma talora (vedi terremoti e altre catastrofi naturali) anche per richiamarci, in modo adeguato alla durezza della nostra cervice, al fatto che questa non è la nostra dimora permanente, ma un "luogo" di "passaggio", una "valle di lacrime".

Viceversa se uno non crede in Dio non ha ragione per ritenere la natura buona, e men che meno divina (Gaia quale nuova divinità neopagana, espressione di un subdolo panteismo): che dire infatti dei terremoti, delle inondazioni, delle frane, degli uragani? Che dire delle bestie feroci, come i grandi felini, o gli squali? Che dire delle zanzare, delle mosche, degli scarafaggi? Che dire dei batteri e dei virus? E' tutta natura: è tutta buona? E' divina? La divina Gaia?

La verità è che la natura è ambigua: prevalentemente buona, ma costellata di negatività, che in un'ottica creazionista cristiana si spiegano come modo con cui il Creatore richiama a Sé una umanità "smemorata" e ostinata nei suoi sogni che, seguiti fino in fondo, la porterebbero alla rovina totale; mentre in un'ottica panteista, come quella del mito di Gaia, tali negatività sono l'assurdo puro: come può il Divino essere intriso di male? La presenza del male è proprio un segno evidente che qualcosa non è perfetta, dunque non è divina.

cattiveria dell'uomo in quanto tale?

Non è l'uomo, la natura umana, ad essere cattivo, ma l'uso che egli fa della sua libertà, specie quando questa è guidata da ideologie aberranti, perché ribelli alla verità, come è avvenuto in modo impressionante nell'età seguita al Medioevo.

Non occorre buttar via l'uomo: buttiamo via piuttosto l'ideologia meccanicista e immanentista che ha portato a vedere nella natura nulla più che un oggetto da usare a proprio piacimento, senza alcun rispetto, non della sua sacralità autonoma, da del suo essere segno.

L'uomo non è un parassita della natura: ne è il vertice e il senso (nel senso che la natura esiste per lui, per il suo bene, un bene che non si esaurisce però nell'ambito della vita presente).

l'idolatria animalista

E' una aberrazione notevole, ma oggi si sta diffondendo sempre più: gli animali avrebbero gli stessi diritti e la stessa dignità dell'uomo. Ne segue che c'è gente che si preoccupa più delle foche e delle balene, che dei bambini che muoiono di fame o di quelli che vengono ammazzati nel seno materno.

La verità è che gli animali vanno trattati senza infliggere loro inutili dolori, ma senza che ciò significhi attribuire loro il pensiero e la libertà, che palesemente non hanno.

Equiparare gli animali all'uomo porta dritto ad Auschwitz: anche certi capi nazisti amavano molto gli animali, e animali da eliminare erano per loro gli ebrei, grasso per saponette.

false soluzioni: 2.il negazionismo becero

Papa Francesco nella sua Enciclica Laudato si' ha detto che è un dato di fatto che l'uomo ha gravi responsabilità verso il creato e che l'azione umana sta rischiando di creare gravissimi danni:

Il clima è un bene comune, di tutti e per tutti. Esso, a livello globale, è un sistema complesso in relazione con molte condizioni essenziali per la vita umana. Esiste un consenso scientifico molto consistente che indica che siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico. Negli ultimi decenni, tale riscaldamento è stato accompagnato dal costante innalzamento del livello del mare, e inoltre è difficile non metterlo in relazione con l'aumento degli eventi meteorologici estremi, a prescindere dal fatto che non si possa attribuire una causa scientificamente determinabile ad ogni fenomeno particolare. L'umanità è chiamata a prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita,di produzione e di consumo, per combattere questo riscaldamento o, almeno, le cause umane che lo producono o lo accentuano. E' vero che ci sono altri fattori (quali il vulcanismo, le variazioni dell'orbita e dell'asse terrestre, il ciclo solare), ma numerosi studi scientifici indicano che la maggior parte del riscaldamento globale degli ultimi decenni è dovuta alla grande concentrazione di gas serra (anidride carbonica, metano, ossido di azoto ed altri) emessi soprattutto a causa dell'attività umana.» (§23)

«A sua volta, il riscaldamento ha effetti sul ciclo del carbonio. Crea un circolo vizioso che aggrava ancora di più la situazione e che inciderà sulla disponibilità di risorse essenziali come l'acqua potabile, l'energia e la produzione agricola delle zone più calde, e provocherà l'estinzione di parte della biodiversità del pianeta. Lo scioglimento dei ghiacci polari e di quelli d'alta quota minaccia la fuoriuscita ad alto rischio di gas metano, e la decomposizione della materia organica congelata potrebbe accentuare ancora di più l'emissione di anidride carbonica. A sua volta, la perdita di foreste tropicali peggiora le cose, giacché esse aiutano a mitigare il cambiamento climatico. L'inquinamento prodotto dall'anidride carbonica aumenta l'acidità degli oceani e compromette la catena alimentare marina. Se la tendenza attuale continua, questo secolo potrebbe essere testimone di cambiamenti climatici inauditi e di una distruzione senza precedenti degli ecosistemi, con gravi conseguenze per tutti noi. L'innalzamento del livello del mare, ad esempio, può creare situazioni di estrema gravità se si tiene conto che un quarto della popolazione mondiale vive in riva al mare o molto vicino ad esso, e la maggior parte delle megalopoli sono situate in zone costiere. (§24)

insostenibilità teologica del negazionismo becero

L'uomo nasce col peccato originale; è vero che questo non corrompe totalmente la sua natura, ma senza la grazia di Dio non può fare compiutamente il bene, ad esempio si trova ad essere egoista e miope verso i valori più nobili.

E il capitalismo, inteso come sistema che mette il profitto e non la persona al primo posto, esalta tale egoismo e miopia.

Il Creatore della natura l'ha affidata alle cure e al governo dell'uomo (Gn 1, 26 e 28), ma questi la può governare male e fare anche grandi danni. Ci sarebbe da stupirsi se il comportamento derivante dalla mentalità egoistica non producesse danni, anche gravi. Egoismo e miopia fanno danni, non solo agli individui e alle famiglie, ma anche al genere umano e al pianeta su cui vive.

I negazionisti di fatto negano il dogma del peccato originale e tutto il magistero pontificio che da Leone XIII a Giovanni Paolo II e Francesco I ha evidenziato le storture del capitalismo selvaggio (da non confondere con una sana economia di mercato).

per una adeguata impostazione di soluzioni

  1. Si tratta di partire dalla radice: educare l'uomo a riconoscere il suo limite e il limite della natura che lo "ospita"; educare anche ad amare il bene, suo, di tutti e in qualche modo anche di tutto, poiché tutto converge verso il Bene, che alla fine si manifesterà come Tutto in tutto. Educare quindi l'uomo alla povertà, come disponibilità profonda a una non-pretesa, a non fondare la propria speranza su questo o quell'oggetto particolare.

    In questo senso si tratta comunque di toccare anche degli interessi economici non piccoli: quanta pubblicità che ci bombarda è diseducativa! È una coscienza nuova che va creata: tutto parte dalla persona. Possibilmente arrivando anche alla società e alle necessarie norme istituzionali, che la regolano. Senza dettagliare più di tanto possiamo fare almeno un esempio: i prodotti "voluttuari", come il cibo per cani, dovrebbero essere soggetti a una tassazione particolarmente "salata".

  2. Tutto parte dalla persona, ma bisogna arrivare anche a toccare le scelte istituzionali degli stati:
    1. Incentivando le scelte che consentono di rispettare meglio l'ambiente: ricerche agevolate su fonti di energia pulita, penalizzazioni per quelle ditte che scelgono fonti "sporche" di energia.
    2. in particolare nel campo dei trasporti: è inutile aumentare di 100 o 200 lire il prezzo del carburante. Si diano invece adeguati incentivi all'uso di mezzi di trasporto "puliti", come i mezzi a trazione elettrica. Certo, si tratta di affrontare la comprensibile resistenza delle lobbies che sarebbero così danneggiate. Ma la posta in gioco è davvero troppo alta per arretrare di fronte a una necessaria lotta.

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