
Vere e false motivazioni
dell'attacco putiniano
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Una premessa: esiste l'Ucraina?
Motivazioni di una resistenza
La propaganda “putiniana” (le virgolette sono perché non è solo Putin a sostenerlo, ma anche l'oligarchia che lo sostiene) tende a negare l'esistenza stessa di una identità nazionale ucraina.
Una risposta immediata e attuale a questa tesi è nella eroica resistenza che ha finora opposto all'invasore. Eroica perché il popolo ucraino sta subendo attacchi giorno e notte da parte di una potenza decisamente superiore in termini di capacità militare (oltre che demografica ed economica), senza perciò arrendersi o fare quello che Putin sperava facesse, rovesciare il suo presidente, Zelensky.
Ma che l'Ucraina esista è documentato anche da altro, a partire dal fatto che esiste una lingua ucraina e una mentalità ucraina, più dinamica di quella di gran parte della Russia (almeno della Russia “profonda”, rurale e tradizionalista, per non parlare dei nostalgici di Stalin, che ci sono e non sono pochi, anche nella al punto che c'è chi pensa seriamente a santificare StalinChiesa ortodossa) soprattutto nell'area occidentale, dove il legame con l'Europa è più forte.
nazismo ucraino?
A rinsaldare il senso di identità ucraina mi risulta abbia contribuito in modo molto forte il massacro per carestia che attuò Stalin nei confronti dei kulaki, contadini (soprattutto ucraini) arricchitisi con la la Nuova Politica Economica, che reintroduceva, nell'URSS comunista, elementi di libero mercato, cfr. la pagina sul comunismo in cultura nuovaNEP: furono milioni gli ucraini che persero la vita.
Anche per questo, quando i tedeschi avanzarono nell'Unione Sovietica nel 1940 trovarono in molti ucraini degli alleati contro i russi (analogamente a come trovarono come alleati molti croati contro i serbi e molti slovacchi contro i boemi).
E questo spiega anche la leggenda degli ucraini come nazisti: certo, durante la 2a guerra mondiale, memori dei massacri di Stalin, molti ucraini preferivano Hitler al dittatore georgiano. Solo per questo, non perché ne condividessero il programma criminale.
Se però fosse vero che oggi gli ucraini aderiscono all'antisemitismo nazista non si capirebbe perché Israele sia decisamente più vicino all'Ucraina che a Putin. Né si capirebbe perché i nemici di Israele tifino invece per Putin.
Su questo punto si trovano interessanti notizie sul Il Post, da cui cito le seguenti informazioni:
1. È vero che in Ucraina ci sono i nazisti?
«In Ucraina, come in tutti i paesi europei, sono presenti gruppi e partiti di estrema destra. L'Ucraina ha anche una lunga storia di collaborazionismo col regime nazista tedesco durante la Seconda guerra mondiale. Oggi però i gruppi neonazisti fanno parte di una frangia estremamente minoritaria della politica ucraina. Alle elezioni parlamentari del 2019 vinte dall'attuale presidente Volodymyr Zelensky – che fra l'altro è ebreo – il principale partito neofascista, Svoboda, ha preso il 2,15 per cento dei voti.
Il controverso Battaglione Azov, una milizia incorporata nell'esercito ucraino che ha posizioni esplicitamente neonaziste, prima della guerra contava appena qualche centinaio di membri.
Molti analisti concordano sul fatto che il presidente russo Vladimir Putin abbia accusato le istituzioni ucraine di connivenza con i neonazisti per fare leva su un sentimento di orgoglio ancora oggi molto diffuso in Russia per il contributo dato dall'Unione Sovietica a sconfiggere la Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale.»
una identità plurale
Certo, rimane che l'Ucraina è un paese complesso, in cui vi sono forti legami storici con la Russia e una nutrita comunità etnico-linguistica russofona. Li si chiami o meno coloni, è un fatto che abitano in quelle terre, come nell'Irlanda del Nord abitano dei protestanti di origine prevalentemente scozzese, con la stessa finalità dei coloni russi in Ucraina (o nei paesi baltici, o in altre ex-repubbliche sovietiche): facilitare il controllo della potenza imperiale sulle sue colonie.
Ma, ribadiamolo: qui non è in gioco una questione etnica, ma una battaglia tra due modelli di Stato, democratico (e quindi più facilmente pacifico) o autocratico (e quindi intrinsecamente incline alla sanguinarietà).
Motivazioni pretestuose
Colpo di Stato? No, rivolta dal basso.
una narrazione clamorosamente menzognera
La propaganda putiniana sostiene che nel 2014 ci sarebbe stato un colpo di Stato in Ucraina, per cui il governo ucraino da quel momento in poi non sarebbe il legittimo rappresentante del popolo, ma un usurpatore.
Vediamo perché questa tesi è falsa.
Si potrebbe osservare anzitutto “da che pulpito vien la predica”. Con che faccia tosta cioè un regime ormai sempre più apertamente dittatoriale, che ammazza giornalisti e oppositori, accusa un altro di non essere abbastanza democratico.
Ma andiamo oltre: i governi che si sono succeduti in Ucraina dopo la sua indipendenza (cioè dal 1991) erano di fatto dei governi-fantoccio, dei burattini che Mosca (ossia, da un certo punto in poi, Putin) manovrava come voleva, falsificando i dati elettorali e impedendo un reale pluralismo e una reale libertà di informazione. Quindi a non essere legittimi sono stati semmai i governi ucraini anteriori al 2014, non quelli successivi.
Che cosa accade infatti nel 2014? Non un colpo di stato dall'alto, promosso dei dei generali golpisti, come capitava in passato in America Latina, non lo sbarco di marines americani che impongono un governo filo-occidentale, ma una rivolta dal basso, una rivolta di popolo, la rivolta del Maidan.
È il popolo ucraino che si riversa nella piazze di Kiev e di altre città ucraine rivendicando la propria libertà e il proprio diritto di autodeterminarsi, di non esser più schiavo di governi-fantoccio in mano a Putin.
E le manifestazioni di piazza, brutalmente represse dalla polizia del governo-fantoccio di Viktor Janukovyč, riesco alla fine a costringere quest'ultimo a fuggire in Russia. Su wikipedia si trovano molti dettagli di questa rivolta di Euromaidan.
Dopo di che, è vero che l'Ucraina non è ancora pianemente democratica, e che esistono fenomeni di corruzione, ma mentre la Russia putiniana è sempre più avvitata in una spirale di violenza semitotalitaria, l'Ucraina è avviata verso la democrazia, come dimostrano anche le inchieste che la magistratura ucraina ha potuto fare liberamente (come invece non può più avvenire sotto il regime putiniano).
Genocidio?
la storia dei Sudeti si ripete
Sulle possibili angherie subite dai russofoni Putin e la sua propaganda parlano addirittura di genocidio. Ora questa affermazione non pare avere alcun fondamento. Che da parte ucraina ci possano essere stati atteggiamenti nazionalistici, poco rispettosi dell'identità linguistica e comunitaria dei russofoni può essere. Ma che gli ucraini abbiano intrapreso un “genocidio” mi pare proprio tesi priva di ogni credibilità. Prescindendo dal fatto che lo stato ucraino è uno stato avviato verso la democrazia, con mezzi di informazioni non manipolati dal regime (a differenza dello stato russo, dittatoriale), resta che se davvero vi fossero stati episodi efferati, la domanda che viene è “perché allora la Russia non li ha denunciati nelle sedi internazionali?” Esiste il tribunale dell'Aia, ad esempio, ed esistono le Nazioni Unite. Perché non ne hanno parlato in quelle sedi, magari producendo della prove. Ma poi, se davvero ci fosse stato genocidio, perché Lavrov non ne parlava, prima del 24 febbraio? E perché, anche dopo il 24 febbraio, non ne ha parlato il patriarca Kirill, che ha dovuto arrampicarsi sugli specchi per giustificare l'intervento russo?
Se poi in un certo Stato esiste una guerriglia separatista, da che mondo è mondo lo Stato centrale ha sempre combattuto, con le armi, chi, con le armi, lo combatte.
Poi, da parte ucraina ci potranno essere stati atteggiamenti nazionalistici e particolaristici. Se si può capire l'esasperazione contro i russi di un popolo martoriato da bombardamenti continui contro obbiettivi civili, resta che l'aver protestato per la presenza, nella Via Crucis del Venerdì Santo 2022 a Roma, di una russa accanto a una ucraina, è oggettivamente una manifestazione di nazionalismo particolaristico, che di fatto contrasta con l'idea di fratellanza universale. Ma il genocidio è tutt'altra cosa.
Questa motivazione quindi non appare sostanzialmente meno pretestuosa di quella avanzata da Hitler (la difesa dei Tedeschi dei Sudeti, “oppressi” dai boemi) come pretesto per l'invasion e lo smembramento della Cecoslovacchia.
Sicurezza minacciata?
L'idea che la (vicinanza della) NATO metta a repentaglio la sicurezza della Russia è un'altra idea delirante e in questo caso ancor più evidentemente priva di fondamento. Per diversi motivi: intanto la NATO è una alleanza difensiva, che non ha mai attaccato un paese democratico e pacifico. Sono intervenuti sì gli Stati Uniti, ma contro un regime come quello serbo, che democratico e pacifico non era, o come quelli afgano e irakeno, che, loro pure, democratici e pacifici non erano (anche se, nel caso dell'Irak ho già detto che si è trattato di un grave errore).
In secondo luogo la NATO non attaccherebbe la Russia se non altro per la semplice ragione quest'ultima dispone di armi atomiche e una guerra tra due potenze atomiche provocherebbe danni talmente gravi e incalcolabili da sconsigliarla. Soprattutto dei paesi democratici, in quanto tali sensibili alla loro opinione pubblica, non scatenerebbero mai una guerra atomica di tipo offensivo. Del resto la prova provata che la NATO non attaccherebbe per prima la Russia è nel fatto sotto gli occhi di tutti che la NATO non attacca la Russia nemmeno per difendere un paese amico che viene dalla Russia invaso. Infatti la NATO non sta intervenendo direttamente per difendere l'Ucraina. Se quindi non sfodera la sua forza nemmeno per difendersi, perché dovrebbe sfoderarla per attaccare? Sono solo i paesi dittatoriali che pensano sempre e solo alle guerre di aggressione, i paesi democratici hanno ben altro a cui pensare. E infatti si lasciano cronicamente prendere alla sprovvista dalle aggressioni dei paesi dittatoriali, come nel caso dell'invasione russa dell'Ucraina.
In terzo luogo dato che esistono da decenni missili balistici intercontinentali non ha senso temere distanze ridotte, visto che in una guerra atomica le distanze avrebbero un senso decisamente limitato, per non dire praticamente nullo.
In quarto luogo, anche se la vicinanza contasse qualcosa, esistono già paesi NATO confinanti con la Russia, e la distanza tra il loro confine e il cuore della Russia non è maggiore di quello che si avrebbe con un eventuale ingresso dell'Ucraina nella NATO.
La Svizzera, paese non membro della NATO, è circondata da paesi NATO. Eppure non protesta che la sua sicurezza sia minacciata, né cerca di invadere i paesi confinanti giustificandolo come suo diritto per garantirsi la sicurezza. Perché? Perché la NATO è una alleanza difensiva di paesi democratici, che non attaccherebbe mai paesi democratici e pacifici. Anzi vediamo in questa circostanza dell'invasione russa dell'Ucraina, che non interviene militarmente nemmeno per difendere un paese democratico aggredito da un paese non democratico. Quindi il vero motivo per cui la Russia teme che dei paesi confinanti entrino nella NATO non è un loro possibile attacco militare, ma il fatto che tali paesi non potrebbero più essere invasi o comunque minacciati militarmente dalla Russia, e potrebbe quindi vivere in pace un assetto democratico. Che alla Russia, oligarchica e semi-dittatoriale, dà fastidio, perché rischia di contagiare la popolazione russa, svegliandola e spingendola a liberarsi dell'oligarchia al potere.
Espansionismo NATO?
Ungheria 1956,
Cecoslovacchia 1968,
Polonia 1981,
Ucraina 2022
Qui si colloca un'altra questione: l'espansione della NATO verso Est, con l'ingresso in essa di paesi ex-Patto di Varsavia, si spiega con una imposizione della NATO a tali paesi o come una libera adesione di di questi ultimi?
Ricordiamo che la NATO unisce paesi democratici, in cui è la popolazione a scegliere i propri governanti, e che nella sua storia la NATO non solo non ha forzato nessuno a entrarvi, ma non ha minacciato chi voleva uscirne, o chi di fatto ne è uscito, come fece a suo tempo la Francia con De Gaulle.
E i paesi dell'Est che hanno aderito alla NATO lo hanno fatto di loro spontanea volontà. La Russia infatti, come immagino l'obiezione: l'URSS non coincide con l'attuale Russia (Federazione russa), né da un punto di vista territoriale, dato che quella era molto più estesa, né da un punto di vista politico; tuttavia la continuità è molto maggiore di quanto si potrebbe credere. Putin è molto più in continuità con Stalin di quanto non lo fosse GorbaciovUnione Sovietica aveva impedito ai suoi paesi satelliti (membri, loro malgrado, del Patto di Varsavia) di allontanarsi dal suo sistema politico e aveva perciò invaso l'Ungheria nel 1956, la Cecoslovacchia nel 1968, e costretto la Polonia a auto-invadersi nel 1981.
Quindi è più che comprensibile che i paesi dell'Est ex membri del Patto di Varsavia, cioè ex satelliti russi, non si siano fidati del potente vicino, animato da una pretesa imperiale di dominio su altri popoli, e abbiano voluto, aderendo alla NATO, mettersi al riparo dagli artigli dell'Orso. Nessuno li ha costretti. Loro stessi, retti da governi liberamente scelti dalla loro cittadinanza in base a un sistema democratico e pluralistico, hanno chiesto di aderire alla NATO, temendo la minaccia russa.
I fatti del 2022 dimostrano che i loro timori erano più che giustificati.
E il fatto che ora anche Svezia e Finlandia, due paesi democratici che non possono certo essere detti burattini degli Stati Uniti, vogliano entrare nella NATO, dice che la Russia viene, e giustamente, vista non come un paese che si limita a difendere i diritti minacciati della minoranza russofona del Donbass, ma come un paese aggressivamente imperialista, le cui mire vanno ben al di là del Donbass.
Sulle reali mire ultime della Russia si può vedere questo interessante articolo de La Nuova Europa, così riassunto da Adriano Dell'Asta, che lo ha segnalato su Facebook:
«In un articolo pubblicato su RIA Novosti, principale agenzia d’informazione del Cremlino, la Russia reinterpreta il proprio ruolo messianico (religioso e politico) come «decolonizzazione» di tutto il mondo, un compito senza limiti motivato dall’odio antioccidentale.
È per questo motivo e a questo scopo ultimo (la denazificazione dell’Occidente e di tutto il mondo esterno) che la Russia ritiene necessario distruggere l’Ucraina come Stato sovrano, cancellarne il nome e la storia e quindi soggiogarne totalmente la popolazione con repressioni e censura. Lo stesso modello d’intervento potrà essere applicato poi ad altri Stati sovrani, finché tutto il mondo, in primis l’Occidente, non sarà uniformato a questo progetto, progetto estremamente inquietante, non solo per la negazione di tutte le norme del diritto internazionale, non solo per la ferocia delle misure di coazione previste sull’intera popolazione, non solo per l’assoluto e totale contrasto con i principi umani universalmente riconosciuti, ma anche per l’allucinante somiglianza con quanto il nazismo fece realmente nei territori da lui occupati 80 anni fa, per non parlare di cosa accadrebbe alle categorie «impossibili da rieducare»….
La chiamata in correità dell'Occidente
Questa non è una vera motivazione, ma un argomento usato comunque per giustificare l'aggressione all'Ucraina. In sostanza Puntin ha detto: aggredendo l'Ucraina, io faccio quello che anche voi, occidentali fate.
E qui, come chiarisce Vittorio Emanuele Parsi, Putin gioca su un equivoco. È vero cioè che l'Occidente in passato, ha fatto delle guerre di aggressione, annettendosi tramite esse dei territori che non erano in precedenza suoi.
Ma questo è avvenuto in passato, prima del 1945.
Da allora l'Occidente non ha più fatto guerre per annettersi territori altrui.
Gli interventi militari all'estero successivi al 1945 non hanno avuto tale caratteristica: i già citati casi di Irak, Afganistan, Serbia e mettiamoci anche Libia. Che ci siano stati degli errori, soprattutto da parte americana (non tanto della NATO in quanto tale) non è negabile. Ma non sono mai state sottratte a uno Stato sovrano delle porzioni di territorio, per farne parte di qualche Stato europeo.
Quindi Putin avrebbe dovuto dire, non faccio quello che voi fate, ma faccio quello che voi avevate fatto, prima della Seconda Guerra Mondiale. Come osserva Parsi:
«la Russia agisce con perfetta coerenza rispetto al “vecchio Occidente” – o, per essere più precisi, a quella componente del concetto di Occidente che risale al passato e che ne ha determinato quella centralità materiale nel sistema internazionale che è arrivata sino ai nostri tempi. Nella logica, nell’atteggiamento e nel comportamento della Russia di Putin non c’è nulla di diverso da ciò che avrebbero fatto la Prussia, la Svezia, la Francia, la Spagna o l’Inghilterra dal XVI secolo fino al 1914. Ciò che Putin rifiuta di riconoscere è che, dopo il 1945, il “nuovo Occidente” ha dato forma istituzionalizzata a un’altra identità, nella quale il ricorso alla guerra di aggressione è bandito, così come non è più eticamente ammissibile l’annessione di porzioni di territorio altrui attraverso l’occupazione militare.»
(Il posto della guerra, Bompiani 2022, Introduzione)
Va infatti osservato anzitutto che gli Stati in cui l'Occidente è intervenuto, dopo il '45, erano stati non democratici e non pacifici, a differenza dell'Ucraina, stato democratico e pacifico.
Inoltre vi è stata una vera e propria invasione solo con la seconda guerra del Golfo, ma con la grossa differenza, rispetto all'aggressione russa all'Ucraina del 2022, che gli irakeni, se nella loro grande maggioranza non hanno accolto le truppe USA a braccia aperte, nemmeno hanno opposto una resistenza anche solo lontanamente paragonabile a quella che gli ucraini oppongono ai russi. In meno di un mese (20/3/2003 - 15/4/2003) infatti tutte le principali città dell'Irak erano state prese dalla coalizione a guida USA, senza alcun bisogno di bombardare edifici civili, come hanno fatto i russi con ospedali, scuole, ferrovie, e senza scontri armati particolarmente cruenti. Solo successivamente si sarebbero verificati episodi di cecchinaggio e ulteriormente altri fenomeni di ribellione alle truppe occidentali.
Ma soprattutto, come si è detto, gli Stati Uniti non hanno fatto delle guerre per annettersi dei territori, strappandoli ai paesi vinti: non si sono annessi territori dell'Irak, non si sono annessi territori dell'Afghanistan, non si sono annessi territori della Serbia. La Russia invece ha fatto qualche anno fa una guerra all'Ucraina e si è annessa la Crimea. E anche adesso vuole annettersi territori ucraini.
Si può infine osservare come vi sia un diverso tipo di libertà di informazione e dissenso: negli Stati Uniti le informazioni circolano liberamente, e i pacifisti hanno sempre potuto manifestare liberamente, nella Russia neo-sovietica di Putin chi osa anche solo fiatare rischia il carcere e ai mezzi di informazione è imposto un pesante bavaglio. Che non ha molto da invidiare alla censura vigente nell'URSS.
“così han sempre fatto tutti”
Chi sostiene Putin sostiene che da che mondo è mondo i confini degli Stati sono cambiati, e uno Stato si è appropriato di un pezzo di un altro Stato o lo ha addirittura ingoiato. La stessa Italia unita è nata così: sottraendo territori all'Austria, al Papa e al Re delle Due Sicilie. Con la guerra. Analogamente la Francia ha sottratto con la guerra territori al Sacro Romano Impero. E nessuno se ne stracciava le vesti. Questo demolirebbe la tesi che l'attuale invasione sia qualcosa di imperdonabile, cioè eticamente inammissibile e giuridicamente gravemente lesivo del diritto internazionale.
Oltre a quanto appena sopra già detto, si può rispondere con due argomenti:
- anzitutto negli esempi fatti, quanto in essi vi è di perdonabile (=eticamente ammissibile) è dovuto al fatto che si trattava di cambiamenti in cui era in gioco una questione nazionale (etnico-culturale), l'identità negata di una nazione. Nel caso dell'invasione russa invece è in gioco una questione di visione-del-mondo: totalitarismo contro democrazia. Senza contare che nelle guerre di indipendenza italiana vi era un piccolo Stato (più) democratico (il Piemonte) che affrontava un Impero non democratico (l'Austria). Dunque con ben più diritto di un grande Stato animato da un ideale di imperialismo totalitario che aggredisce un piccolo Stato democratico: la situazione è capovolta.
- Ma non è solo questo: la storia va avanti ed è inaccettabile che nel XXI secolo si risolvano eventuali problemi con invasioni. Non siamo nell'età della pietra, siamo oggi un po' più lontani dall'età della pietra di quanto non si fosse nel XVII o nel XIX secolo. I problemi vanno risolti non con le invasioni e il bombardamento dei civili, le torture, le uccisioni in massa di civili e la deportazione in massa di civili, ma con la diplomazia e il dialogo.
Il punto deve essere questo: nel XXI secolo non sono ammissibili cambiamenti dei confini degli Stati in seguito a delle guerre. Cambiamenti di confini tra Stati, nella storia ce ne sono sempre stati e verosimilmente sempre ce ne saranno. Ma il progresso della consapevolezza del diritto deve portare a rifiutare cambiamenti di confini che siano frutto di guerra.
Esempi di come si possono e devono cambiare i confini in modo pacifico: la dissoluzione della Cecoslovacchia in Cechia e Slovacchia. Pacificamente e consensualmente. Così la dissoluzione dell'Unione Sovietica in tanti Stati indipendenti: consensualmente (fino a un certo punto, almeno) e senza spargimento di sangue.
Esempi di come non devono cambiare i confini: la dissoluzione della Yugoslavia, con la lotta cruenta tra serbi e croati, e soprattutto lo strappo del Kossovo dalla Serbia. Oppure l'invasione irachena del Kuwait. O lo strappo del 20% del territorio georgiano da parte russa.
Un timore atavico
oggi ingiustificato
Una mia amica mi ha fatto presente che nell'anima russa è radicato, più o meno inconsciamente, un timore atavico, quello di essere una nazione particolarmente esposta a minacce di invasione, e ciò per il fatto di essere da un lato priva di difese “naturali” contro l'esterno, come il mare o le montagne, e dall'altro, più ancora, di essere al confine con quell'Asia centrale dalla quale in passato potevano partire micidiali ondate di “popoli della steppa”, come i mongoli, portatori di una cultura radicalmente diversa da quella russa e di notevole violenza distruttrice.
In quest'ultimo senso la Russia aveva qualche diritto di sentirsi un baluardo dell'Europa cristiana contro orde barbariche che premevano da Oriente.
Peccato però che tale autocoscienza, unitasi al fatto di sentirsi la Terza Roma, il centro della vera cristianità, abbia alimentato sia una ideologia imperiale, che la faceva sentire autorizzata a dominare gli altri popoli, sia una concezione (e una prassi) cesaropapista, dove il potere spirituale era asservito a quello politico e il cristianesimo diventava pericolosamente religione civile, perdendo il suo carattere soprannaturale e universale.
Ma questo timore atavico di essere invasi e l'idea che solo come impero vasto e forte si possa resistere alle “orde barbariche della steppa”, per quanto radicato in generazioni e generazioni di russi, oggi non ha più alcuna realistica ragion d'essere.
Se l'attuale oligarchia fa leva su di esso, è solo per una operazione di potere.
La vera motivazione: il timore del contagio democratico
La Russia post-comunista non è mai diventata un paese realmente democratico. Dopo qualche timido tentativo iniziale verso la democrazia, la Russia ha virato energicamente verso un regime sostanzialmente dittatoriale. Putin è un ex-KGB, abituato a pensare in termini esasperatamente schmittiani di amico/nemico, e ha dimostrato il più totale disprezzo per le regole costituzionali che la stessa Russia post-comunista si era data, facendosi rieleggere più e più volte, in barba a tali regole. Inoltre l'oligarchia di ultra-ricchi, a cui egli è organico e funzionale, è in gran parte formata da ex-dirigenti comunisti riciclatisi (come lo è Putin).
Che la Russia sia ben lontana dall’essere un paese democratico lo dimostrano fatti eclatanti come l'avvelenamento del principale oppositore dell’autocrate, Aleksej Navalny, il suo arbitrario arresto, che dice di un cinismo e di una prepotenza sfacciati e la sua spudorata uccisione in carcere. È gravemente violato, come in tutte le dittature che si rispettino, il principio di indipendenza della magistratura dal potere politico se accade, come è accaduto con Navalny, che giudici compiacenti usino le motivazioni più assurde e pretestuose per mettere a tacere, in galera, l'unico serio oppositore del tiranno. Ma di fatti se ne potrebbero aggiungere a iosa: basta legger quanto scriveva, già qualche anno fa, Anna Politkovskaja, ne La Russia di Putin: non a caso venne poi uccisa (e non occorre molta fantasia a immaginare da chi). Del resto in occasione dell'invasione dell'Ucraina l'attuale regime che governa la Russia ha rivelato una volontà di spietata e brutale repressione del benché minimo dissenso. Cosa che non è da Stato costituzionale democratico. Per non parlare di come viene condotta la guerra: con bombardamenti su obiettivi civili, deportazioni di civili in massa (decine di migliaia di ucraini sono stati deportati in Russia), torture di civili, ed esecuzioni di civili in massa con fosse comuni (alcune delle quali attestate dal segretario generale dell'ONU, quando visitò Bucha): insomma siamo in presenza di comportamenti incompatibili con uno stato di diritto. Veri e propri crimini di guerra. Incompatibili con uno Stato democratico.
Del resto anche l’alleato bielorusso di Putin, Lukašėnko,che fa dirottare un aereo occidentale per sbattere in galera un suo oppositore, dice di una spregiudicatezza che nulla ha a che vedere con la democrazia e il rispetto dei diritti umani.
Non può, infine, essere un caso che tutti gli alleati di Putin oggi siano paesi totalitari, come la Cina popolare, la Corea del Nord, l'Iran, o brutalmente dittatoriali come il regime golpista birmano: cioè: “è facilissimo che i simili si associno ai loro simili”similia cum similibus facillime congregantur.
Quindi la vera motivazione è quella, sopra accennata, del contagio democratico.
Durante la Guerra Fredda era chiaro a tutti che lo scontro in atto era all'ultimo sangue. La “distensione” e i buoni rapporti diplomatici non potevano essere che una tregua, non un assetto definitivo: il mondo democratico non poteva non mirare alla totale estirpazione del comunismo “dalla faccia della Terra”, dato che i paesi comunisti, al seguito di Karl Marx, che ne era il riconosciuto ispiratore, non potevano non mirare a estendere il comunismo su tutta “la faccia della Terra”.
Ora assistiamo a qualcosa del genere: l'esistenza di paesi democratici è un rischio mortale per le autocrazie, che non possono che temerne il contagio. Un rischio questo che può essere estirpato solo estinguendo ovunque la democrazia, o almeno rendendo i paesi, che ancora volessero restare democratici, succubi delle tirannidi.
Lo stalinismo è davvero finito in Russia?
Che la Russia di Putin non sia una democrazia, ma un regime con tratti sempre più marcati di totalitarismo, lo possiamo vedere confermato dal fatto che un autore come Aleksandr Solženicyn, uno dei più importanti dissidenti russi, ha denunciato con viva preoccupazione il fatto che la Russia non ha mai fatto i conti col suo passato totalitario, non lo ha mai davvero rinnegato. In Arcipelago Gulag egli insisteva sul fatto che a differenza della Germania, che dopo la caduta del nazismo aveva avviato un reale processo di de-nazificazione, processando in modo limpido e completo i responsabili dei crimini nazisti, nella Russia post-staliniana non fosse avvenuto alcuna reale condanna dei crimini staliniani.
E questo è durato fino ad oggi, con molti in Russia che esaltano Stalin e si rifiutano di riconoscerne i crimini. Il sito Oasis riporta un interessante brano di Solženicyn, che vale la pena leggere per intero, e di cui do qui solo un veloce assaggio.
Nella Germania Occidentale fino al 1966 sono stati condannati ottantaseimila criminali nazisti, e noi gongoliamo, non risparmiamo pagine di quotidiani e ore di radio, ci fermiamo ai comizi anche dopo il lavoro e votiamo: non basta! Neppure ottantaseimila bastano! e sono pochi vent’anni di processi, bisogna continuare!
Da noi invece (secondo quanto è stato pubblicato) sono state condannate circa trenta persone.(...)
Perché alla Germania è dato di punire i suoi malvagi e alla Russia no? Quale funesta via percorreremo se non ci sarà dato di purificarci della sozzura che marcisce dentro il nostro corpo? Che cosa potrà insegnare al mondo la Russia? (...)
il fatto che gli assassini dei nostri mariti e dei nostri padri viaggino per le nostre vie e noi lasciamo loro la strada, questo no, non ci tocca, non ci preoccupa, è “rivangare il passato”. (...)
Tacendo sul vizio, ricacciandolo nel corpo perché non si riaffacci, noi lo seminiamo, e in futuro germinerà moltiplicato per mille. Non punendo, non biasimando neppure i malvagi, non ci limitiamo a proteggere la loro sterile vecchiaia, ma strappiamo dalle nuove generazioni ogni fondamento di giustizia. (...)
I giovani imparano che la bassezza non viene mai punita sulla terra, anzi porta sempre il benessere. Non sarà accogliente un tale paese, farà paura viverci!
Sul fatto che la Russia di Putin sia ancora sostanzialmente sovietica, si vede sotto, dove parlo del nuovo patto Molotov-Ribbentrop.