il pianto di una donna

Resa o resistenza?

l'Occidente al bivio tra la resa al male e la resistenza

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Le 4 grandi posizioni di fronte all'aggressione

Si possono distinguere, schematizzando molto, quattro principali posizioni sull'invasione dell'Ucraina:

  1. Quella di chi coerentemente appoggia Putin e le dittature: “Finalmente arrivano le dittature! Siamo stanchi di questa democrazia malaticcia! Siamo stanchi della libertà! Ci eccita e ci inebria la prospettiva di un mondo governato da delle sane e robuste dittature”. Si tratta per lo più di invasati e disadattati vari (menti profondamente devastate dai social e dalla marea di fake news velenose che vi circolano spudoratamente), oppure di convinti, irriducibili nostalgici del comunismo o del nazi-fascismo.
  2. Quella di chi ammette sì qualche limite di Putin e delle dittature, ma li vede come l'unico argine (come kathékon) a quel “male maggiore” che sarebbe il “mondialismo”, distruttore delle identità nazionali e dei sani valori di una volta. Putin sarebbe allora l'unica possibilità che si crei un mondo multipolare, fatto da compartimenti stagni, in cui ognuno possa “comandare a casa sua” (così buona parte della Lega, la parte di 5 stelle che segue Conte, alcune frange della destra estrema).
  3. Quella di chi dice: "sì, Putin sbaglierà anche a invadere l'Ucraina, ma noi che ci possiamo fare?". Non dobbiamo dare nessun aiuto all'Ucraina, altrimenti Putin si arrabbia e fa peggio (una parte di mondo cattolico, e una parte dell'area “moderata”).
  4. Quella di chi dice: Putin sta violando in modo inaccettabile il diritto internazionale e sta commettendo dei crimini contro l'umanità. Bisogna fare di tutto per fermarlo, anche a costo di grossi sacrifici.

Ora, le uniche due posizioni (“internamente”) coerenti sono la prima e la quarta. Le altre due sono schizofreniche.

La seconda si illude che il fronte delle dittature voglia un mondo di piccoli stati liberi ed eguali, divisi in invalicabili compartimenti stagni. In realtà nessuna dittatura può accontentarsi di niente di meno che del dominio del mondo. Di un mondo unificato sotto il suo dominio. E' solo per calcolo opportunistico che oggi finanzia le forze che dividono l'Europa libera, ossia le forze sovraniste. Ma le finanzia non perché dividono, ma perché dividono il nemico.

Ma la terza posizione è quella che appare la meno coerente: "sarebbe bene che Putin non vinca, ma noi facciamo il possibile perché vinca". Siamo al limite della schizofrenia in senso clinico.

Ma fermiamoci ad analizzare i possibili motivi di queste posizioni.

la seconda posizione: la simpatia per l'amico del sovranismo

Putin era riuscito ad accreditarsi come un'icona del sovranismo antimondialista, amico e sponsor di Trump, e in generale sponsor di chiunque voglia dividere l'Occidente. Tra l'altro questo avveniva (e poteva essere preso per vero) in un mondo in cui la Cina (comunista) era invece ben vista dai mondialisti. Adesso Russia e Cina vanno a braccetto. La Cina sta a guardare: se la Russia potrà prendersi l'Ucraina, la Cina si prenderà Taiwan. Quindi i sovranisti farebbero bene ad aggiornare le loro preferenze. Tra l'altro non sarà un caso se Israele è sotto attacco terroristico: i fondamentalisti islamici (che non dovrebbero essere troppo simpatici ai sovranisti nostrani) sono ringalluzziti dall'aggressività russa, per la quale tifano.

Peraltro, in generale si è già osservato che l'aiuto dato da Putin al movimento sovranista non ha carattere strategico, ma tattico. Risponde al suo disegno di dividere, e quindi indebolire, il nemico (l'Occidente). Quindi riporre in lui una speranza messianica e palingenetica è, nella migliore delle ipotesi, una grottesca ingenuità.

l'anti-americanismo

Questa motivazione riguarda sia la seconda (più esplicitamente) che la terza (meno esplicitamente) posizione. Non si è in modo netto contro Putin, perché non ci va bene il nemico di Putin, gli Stati Uniti.

In effetti l'anti-americanismo è un fenomeno molto diffuso. Gli Stati Uniti possono essere odiati per diverse ragioni

  • una generica avversione contro chi ha “troppo” potere,
  • uno specifico, sotterraneo, rancore
    • [da destra] contro chi ha sconfitto il fascismo,
    • [da sinistra] contro chi ha sconfitto il comunismo,
    • [dal “centro”] o contro chi avrebbe sempre manovrato dietro le quinte la politica italiana, e avrebbe liquidato la Prima Repubblica
  • poi ci sono comunque motivi reali: negli USA ci sono molti squilibri sociali e ad opera degli USA sono stati fatti molti errori in politica internazionale

Quello che non viene colto dall'anti-americanismo viscerale è che i nemici delle democrazie hanno fatto e farebbero, se il mondo fosse ai loro piedi, mille e mille volte peggio degli Stati Uniti.

la terza posizione e la paura

Una importante causa della schizofrenia della terza posizione, oltre all'anti-americanismo è la paura.

Non è che non ci sia motivo di avere paura. Ma la storia è lì a dimostrare che l'arrendevolezza davanti al male, lungi dal placarne le brame, le attizza ancora di più. La vicenda di Chamberlain e Daladier alla conferenza di Monaco è lì a insegnarcelo. E Putin non è un interlocutore che avanzi richieste ragionevoli. E comunque il modo da lui scelto per affermarle, l'invasione di uno Stato sovrano, ne dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio, la totale inaffidabilità. Il dialogo ci può essere solo con chi è ragionevole, uno che voglia qualcosa di ben determinato e avuto quello si fermi. Ma uno che mente spudoratamente, terrorizza le voci libere nel suo paese, bombarda case, ospedali, stazioni, fa torturare e ammazzare a sangue freddo i civili, può essere ritenuto una persona ragionevole e dialogica? Da uno così ci si può aspettare di tutto, certo. Ma il modo migliore per fermarlo è mostrarsi decisi e risoluti, non tentennare e cercare di accontentarlo. Fu l'errore di Francia e Gran Bretagna a Monaco nel 1938. E Putin assomiglia sempre meno a Napoleone III e sempre più a Hitler.

Non ha senso aver paura di fermare un aggressore. Non più di quanto ne avrebbero delle istituzioni statali che temessero che, arrestando un pericoloso capomafia, la mafia poi “farebbe peggio”, “si arrabbierebbe ancora di più”.

la posizione giusta

la cosa principale

L'Occidente si è fatto cogliere impreparato dall'attacco russo. Questo è accaduto non solo e non tanto per errori “tecnici”, come un mancato funzionamento dell'intelligence, quanto perché l'Occidente nel suo insieme guarda solo all'immediato, al suo comodo immediato. Per via di una prevalente mentalità immanentistica ed edonistica, in fondo nichilista. Da un lato infatti ci si concede una trasgressività etica che non può che scandalizzare molti, e dall'altro si è aggrappati all'immediato interesse economico, senza guardare oltre, ai bisogni dei più deboli e al proprio stesso futuro nel medio-lungo termine. In ultima analisi infatti non bisogna pensare che l'Occidente sia il Bene (assoluto) e l'attuale fonte anti-occidentale (Russia, Cina, Corea del Nord e altri) sia il Male assoluto. Non dobbiamo dimenticare che il vero nemico non è Putin, ma il diavolo, e che «La nostra battaglia (...) non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.» (Ef, 6, 12).

Quindi la cosa assolutamente primaria e principale è lottare contro il male, che è anzitutto dentro di noi. E mettere in atto comportamenti pacifici anzitutto nel nostro micro-cosmo, nella nostra vita.

equidistanza irresponsabile

Poi però occorre considerare che comunque un certo tipo di male, come una invasione, tanto più se verosimilmente non limitata a piccole porzioni di territorio, ma prodromo di un espansionismo aggressivo e violento che si nutrirebbe della debolezza altrui, richiede anche una risposta sul piano materiale, naturale. In questo senso, per quanto il sistema democratico occidentale abbia dei difetti, sia in ambito interno, perché nessun paese è perfettamente democratico o perfettamente pacifico, sia in politica estera, insidiata dalla spinte particolaristiche ed egoistiche legate al peccato originale e all'azione del diavolo, che mette gli uni contro gli altri, rimane comunque che tra un sistema democratico imperfetto e un sistema dittatoriale, la scelta giusta è per il primo e contro il secondo. Senza irresponsabili e qualunquistiche (pilatesche e miopi) equidistanze.

Quindi è vero che quella attuale non è la lotta del Bene assoluto contro il Male assoluto, ma vi è comunque una lotta di una (maggior) civiltà contro una (maggior) barbarie.

per una pace giusta

Ma va tenuto comunque conto che le democrazie di fatto esistenti sono fatte da uomini peccatori e quindi occorre un ultimo realismo per non dare per scontato che quanto si propone sia senz'altro giusto e una disponibilità ad ascoltare l'altro.

In effetti l'obbiettivo non è la vittoria, ma la pace: come ama ricordare Raimon  Panikkar «la pace fugge dal campo dei vincitori». Anche se la pace per essere tale deve fondarsi sulla giustizia e sulla verità. La pace allora richiede che si raggiunga una intesa, fondata sulla verità e sulla giustizia. La verità tutta intera e la giustizia fino in fondo.

In questo senso l'obbiettivo non è sconfiggere la Russia, ma semmai sconfiggere Putin, cercando con la Russia una intesa fondata sulla giustizia e sulla verità. Ma in realtà l'obbiettivo non deve essere nemmeno quello di sconfiggere Putin, ma il falso Putin, la falsa immagine cioè che (attualmente) Putin ha di sé stesso. Questa falsa immagine non è la sua verità, perché se Putin si guardasse nella sua verità, se guardasse alla verità della sua umanità, si vedrebbe come creatura di Dio, fratello di tutti gli esseri umani e quindi capirebbe che quello che sta facendo è sbagliato. E lo sarebbe anche se vi fosse, come probabilmente vi è, una parte di verità nelle motivazioni che lo muovono (un trattamento non rispettoso verso i russofoni, ad esempio, o gli errori dell'Occidente). Perché il mezzo della guerra è sbagliato (per non parlare delle bombe sui civili e delle altre atrocità che i russi stanno attuando in Ucraina).

no alla resa

La guerra non deve concludersi con la resa dell'aggredito, anzitutto perché ciò non sarebbe giusto. E in secondo luogo perché ci sarebbe quasi certamente un effetto-domino: se Putin non trovasse argini, deborderebbe ben oltre il Donbass, e poi oltre l'Ucraina, e la Cina potrebbe invadere Taiwan, e in tutto il mondo si affermerebbe la legge della giungla.

Qui si decide una partita importantissima: sapere se nel XXI secolo vige la legge della giungla, per cui il forte mangia il debole, o un diritto internazionale, per cui i rapporti tra gli stati devono regolarsi, almeno in linea di principio, sulla giustizia, una giustizia che tutti possano comprendere.

a quale assetto tendere?

Le guerre sono state, nella storia, l'occasione per il crollo di regimi autocratici: è grazie alla Prima Guerra Mondiale che sono finiti gli Imperi austro-ungarico, quello germanico, quello ottomano (e fu un rovesciamento ben profondo la fine del Sultanato, ben oltre un livello puramente politico), e quello russo: la Rivoluzione d'Ottobre non sarebbe stata possibile senza la guerra, e fu un cambiamento ancora più profondo di quello attuatosi nella Turchia sconfitta. Così anche la Seconda Guerra Mondiale, voluta dai dittatori Hitler e Mussolini, segnò la loro fine: senza la guerra i loro regimi totalitari sarebbero durati ancora, e Dio solo sa per quanto.

Così anche adesso, quella guerra che potrebbe segnare un aumento di prestigio del dittatore, se andasse a buon fine (dal suo punto di vista), potrebbe anche essere, piacesse a Dio, l'inizio della sua fine, se il popolo ucraino continuerà la sua eroica resistenza, il mondo libero si sveglierà ad aiutarlo, e lo stesso popolo russo, a partire dai giovani, che eroicamente sfidano il tiranno manifestando nelle piazze, aprirà finalmente gli occhi. Il delirio di onnipotenza ha spesso portato alla fine del dittatore delirante.

in pratica, nell'immediato

In pratica occorre attivare, oltre alla fondamentale azione di conversione che ognuno deve cercare nella sua vita e nel suo ambiente, tutto ciò che può porre fine con giustizia alla guerra.

  1. aiutare in tutti i modi la resistenza anti-dittatoriale russa. Putin e l'oligarchia che lo sostiene non devono essere oggetto di odio, ma deve essere chiaro che dopo quello che hanno fatto non sono più interlocutori credibili. La resistenza esiste. Occorre puntare a una reale democratizzazione della Russia. Poi se questo sia realizzabile in tempi brevi o lunghi lo lascio giudicare a chi ha gli elementi per farlo.
  2. aiutare militarmente l'Ucraina a respingere l'aggressore, rispettando al tempo stesso i diritti dei russofoni e senza farsi prendere la mano da atteggiamenti di vendetta. Al riguardo segnalo questo articolo di Paolo Musso.
  3. sanzionare economicamente l'aggressore nel modo più energico: più energica sarà la reazione dell'Occidente, più velocemente otterrà dei risultati, e quindi più breve potrà esserne la durata. Sanzionare col contagocce è solo prolungare la sofferenza del popolo ucraino, oltre che i danni che noi stessi subiamo per le sanzioni. Si veda anche questo interessante articolo sui rischi della dipendenza energetica da dittature.

misure controverse

Boicottare la cultura russa?

La cultura russa ha dato molto all'umanità: Dostoevskij, Tolstoj, Bulgakov, Stravinsky, Prokovev, Solovev, Solgenitsin, per non fare che alcuni nomi. Purtroppo era già successo con la Germania, che pur avendo avuto personaggi di grande calibro culturale, come Leibniz, Kant, Hegel, Marx, Freud, Bach, Mozart (austriaco, ma di cultura tedesca), Beethoven, Brahms, Schubert, Schumann, Cranach, Dürer, Grünewald, Friedrich, e moltissimi altri, finì col dare il potere a un Hitler.

Il fatto che la Russia oggi sia in mano a una dittatura sanguinaria non toglie la grandezza della cultura russa. Né toglie che il nostro obbiettivo deve essere quello di riannodare legami con la vera Russia, una Russia non imperialista, ma che accetti di convivere pacificamente e fraternamente con tutti i popoli della terra. Senza pretendere di dominare il mondo.

Così come avere sconfitto Hitler non ha affatto impedito che subito dopo la sua sconfitta si riannodassero i legami con la nuova Germania, la vera Germania rinata dalle ceneri della follia nazista.

Boicottare lo sport russo?

Qui il discorso è più complesso. In teoria, di per sé, lo sport dovrebbe star fuori dalla politica. Ma siccome in Russia c'è la censura, delle sanzioni sportive, dato che non possono essere censurate, possono far sorgere domande e far capire quello che altrimenti la gente non potrebbe sapere.

nel lungo termine

Si tratta in sintesi di evitare gli errori di cui ho parlato sopra: l'Occidente deve essere meno egoista con i deboli, e più energico con i prepotenti. Si tratta di ad esempio di evitare il più possibile la dipendenza da paesi non-democratici e di stringere sui paesi non-democratici una morsa di limitazioni economico-commerciali che li costringa ad allargare sempre di più le maglie della libertà, dei diritti e della democrazia. Mai più fidarsi che basti il commercio a democratizzare dei paesi. E mai illudersi che una dittatura possa essere a lungo pacifica.

Per una pace giusta

Molto ragionevoli erano state, a loro tempo, le proposte del prof. Zamagni, apparse su Avvenire del 21/09/2022. Ne riportiamo il nucleo essenziale:

Quali dunque i punti qualificanti di una proposta volta ad ottenere, un accordo di pace positiva? Ne indico sette.

1) Neutralità dell’Ucraina che rinuncia all’ambizione nazionale di entrare nella Nato, ma che conserva la piena libertà di diventare parte dell’Ue, con tutto ciò che questo significa. Una risoluzione dell’Onu deve essere adottata per assicurare meccanismi di monitoraggio internazionali per il rispetto degli accordi di pace.

2) L’Ucraina ottiene la garanzia della propria sovranità, indipendenza, e integrità territoriale; una garanzia assicurata dai 5 membri permanenti delle Nazioni Unite (Cina, Francia, Russia, Uk, Usa) oltre che dall’Ue e dalla Turchia.

3) La Russia conserva il controllo de facto della Crimea per un certo numero di anni ancora, dopodiché le parti cercano, per via diplomatica, una sistemazione de iure permanente. Le comunità locali usufruiscono di accesso facilitato sia all’Ucraina sia alla Russia; oltre alla libertà di movimento di persone e risorse finanziarie.

4) Autonomia delle regioni di Lugansk e Donetsk entro l’Ucraina, di cui restano parte integrante, sotto i profili economico, politico, e culturale.

5) Accesso garantito a Russia e Ucraina ai porti del Mar Nero, per lo svolgimento delle normali attività commerciali.

6) Rimozione graduale delle sanzioni occidentali alla Russia in parallelo con il ritiro delle truppe e degli armamenti russi dall’Ucraina.

7) Creazione di un Fondo Multilaterale per la Ricostruzione e lo Sviluppo delle aree distrutte e seriamente danneggiate dell’Ucraina, un fondo al quale la Russia è chiamata a concorrere sulla base di predefiniti criteri di proporzionalità. (L’esperienza storica del Piano Marshall è di aiuto a tale riguardo).

Ho motivo di ritenere che una proposta del genere, se opportunamente presentata e saggiamente gestita per via diplomatica, possa essere favorevolmente accolta dalle parti in conflitto. Forse l’ostacolo maggiore per una pace negoziata è la paura della negoziazione stessa. I politici e i capi di governo, infatti, temono di essere percepiti dalle rispettive constituencies o come pacifisti ingenui oppure come opportunisti con secondi fini. (…) Ecco perché, in una situazione come l’attuale, il ruolo dei costruttori di pace è fondamentale. La mobilitazione della società civile internazionale tesa a dare vita a una 'Alleanza per la Pace' è oggi, una iniziativa urgente e altamente meritoria.

Non è detto che tale disegno sia ancora valido. In particolare l'ingresso dell'Ucraina nella NATO non appare negabile, quale garanzia da possibili, futuri, nuovo colpi di coda di un vicino rivelatosi così inaffidabile.

Qualche perplessità la desta anche il punto 3, perché la Crimea è Ucraina e deve tornare all'Ucraina, alla quale è stata strappata con violenza inaccettabile. Ciò che resta apprezzabile del discorso di Zamagni è comunque che la pace deve essere giusta e non animata da spirito di vendetta contro il popolo russo e contro quei civili russofoni che hanno agito in buona fede.

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