tutti gli uomini sono fratelli

il mondialismo

introduzione

Su questo tema, assistiamo da diversi anni a un rovesciamento di fronte: mentre nei primi anni del nuovo millennio ad opporsi alla globalizzazione era la sinistra radicale, adesso è la destra radicale a issare la bandiera della lotta contro l'unificazione del mondo.

Anche la sinistra radicale, peraltro, non ha certo smaltito il suo precedente atteggiamento no-global e si oppone comunque a una diffusione del modello di democrazia economica occidentale, non tanto perché unifichi il mondo, ma perché lo unifica sotto il segno dell'economia di mercato.

Vi è insomma una certa convergenza della destra radicale, sovranista e populista, con la sinistra radicale, nemica del libero mercato: lo si vede anche nei confronti dell'invasione russa dell'Ucraina, dove a tifare per Putin non è solo, come era prevedibile, l'area di estrema destra (peraltro con significative, lodevoli, eccezioni), ma anche settori non esigui dell'estrema sinistra. Per questo ho parlato di un ..

che cos'è il mondialismo

Si tratta della diffusione tendenzialmente in tutto il mondo dello 1) stesso modello di democrazia e di diritti umani e della 2) connessa idea di una libera circolazione delle persone e dei gruppi tra tutti i paesi del mondo.

Ora bisogna distinguere tra un buon mondialismo e un cattivo mondialismo. Cominciamo da quest'ultimo.

un “cattivo” mondialismo

Un cattivo mondialismo, che potremmo anche chiamare mondialismo ideologico, o astratto, sarebbe quello che pretendesse di sciogliere completamente le identità (culturali) e le realtà aggregative sub-mondiali (nel senso di più piccole del mondo intero: come sono quelle nazionali o regionali) dentro il magma indistinto di un “mondo” totalmente omogeneo. Ora questo peccherebbe di astrattezza perché gli esseri umani sono sì parte di una medesima umanità e sono chiamati a riconoscersi come fratelli e amici, ma l'appartenenza all'umanità totale non può essere sotto ogni aspetto immediata, ma occorre sia mediata da appartenenze più prossime. La natura fa così anche col singolo individuo: prima uno viene allevato all'interno di una realtà più piccola e prossima, come la famiglia, e non viene gettato immediatamente nell' per usare un'espressione cara a don Giussani«universale paragone». Prescindere dalle appartenenze più prossime è dunque astratto, e quindi, poco o tanto, violento.

un mondialismo relativista può portare a sottovalutare i rischi di una convivenza multiculturale

legge coranica in Inghilterra?

E da tale idea astratta, ideologica, di una unità immediata tra tutti gli esseri umani scaturisce una idea altrettanto astratta della interscambiabilità del contesto vitale. Per cui il trasferimento di individui o gruppi, anche consistenti, da un paese a un altro, viene visto come del tutto privo di qualsiasi problematicità. Ne segue che i fenomeni migratori, al netto di possibili variabili economico-materiali (la cui rilevanza mi risulta non sia negata da nessuno) sono visti come totalmente non problematici: non possono che avere un esito positivo, perché le identità culturali (religiose, linguistiche, e simili) sono qualcosa di intrinsecamente irrilevante ai fini di una armonica convivenza civile.

La conseguenza del primo errore è quello di pretendere di esportare democrazia e diritti umani nella esatta forma (fin nel dettaglio) che essi hanno nei paesi occidentali. Mentre bisognerebbe favorire la condivisione del nucleo davvero essenziale di democrazia e diritti umani, accettando che qualche differenza nel modo di intenderli, in paesi di diversa tradizione culturale, possa esserci.

La conseguenza del secondo errore è che si dà per scontato che processi migratori di massa non possano che avere un esito favorevole, e in questo ci si mette nelle migliori condizioni perché i possibili rischi che può comportare la convivenza di gruppi di cultura molto diversa, sistematicamente sottostimati, diventino realtà.

Un “buon” mondialismo

Un mondialismo buono è sinonimo di fratellanza universale: esiste una natura umana e tutti gli esseri umani ne partecipano. E questo la stessa ragione filosofica lo può dire. A ciò la fede cristiana aggiunge l'idea che tutti gli esseri umani sono fratelli, in quanto figli, voluti e amati, di uno stesso Padre, il Creatore dell'universo.

l'incontro di Assisi del 1986

Se tutti gli esseri umani hanno la stessa natura, e la stessa ragione, ne segue che sarà possibile individuare almeno un nucleo di principi etico-politici su cui la convivenza umana debba regolarsi. Appunto la democrazia e i diritti umani. Quelli cioè che io chiamo i principi costituzionali fondamentali. Bisogna evitare di estendere in modo troppo particolareggiato i concetti di democrazia e diritti umani, perché si rischierebbe di pretendere universale ciò che è invece retaggio di una particolare cultura, quella europea. È l'errore che fanno i fondamentalisti quando parlano di “principi non negoziabili”, intendendoli in senso esasperatamente dettagliato. Ma una volta volta depurati da ciò che è particolare e contingente, è davvero possibile individuare un nucleo di principi costituzionali fondamentali davvero universali.

In questo senso, una volta fatto un serio esame di coscienza sui motivi egoistici che possono inquinare la reale universalità di quanto pensiamo siano democrazia e diritti umani, occorre evitare falsi e relativistici sensi di colpa: la democrazia e i diritti umani, se rettamente intesi, non sono solo “occidentali”, ma sono umani, universali.

Ne segue che è giusto accogliere chi viene da altri paesi, senza però, come fa il “cattivo” mondialismo, relativisticamente multiculturalista, chiudere gli occhi sui possibili rischi degenerativi di una convivenza multiculturale: il rispetto della democrazia e dei diritti umani non è una imposizione eurocentrica, che qualcuno potrebbe aver il diritto di rifiutare quando viene “da noi”, ma è una condizione che abbiamo il diritto e il dovere di chiedere a chiunque.

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