Riflessioni sul capitalismo

Brevissime riflessioni filosofiche sul capitalismo

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Che cos'è il capitalismo?

Ci possono essere almeno due accezioni:

  • [a. generica] il mercato libero: un sistema economico caratterizzato dalla libera iniziativa e dal libero commercio;
  • [a. specifica] un mercato libero in quanto retto da certi presupposti culturali (l'individualismo "estremo"), e guidato da certe politiche (atte a favorire, legislativamente e amministrativamente, i settori più ricchi)

Ora, ci sembra che

  • il capitalismo come libero mercato sia qualcosa di buono, pur necessitando di essere in qualche modo guidato e gestito;
  • mentre il capitalismo in senso specifico, come dominio della pura logica del profitto su ogni altro valore, sia negativo e debba essere il più possibile arginato.

Di fatto l'idea di libero mercato, totalmente neutrale, è un concetto-limite, non una realtà. Nella realtà c'è sempre un certo libero mercato, più o meno orientato da interessi parziali.

persone e strutture

Il capitalismo come di fatto esiste, come sistema non solo economico, ma economico-politico, non è un che di monolitico, di definitivamente cristallizzato.

Da un certo punto di vista si potrebbe dire che non esiste il capitalismo (nell'accezione marxista, come entità autonoma rispetto agli individui che lo fanno vivere), esistono i capitalisti, cioè esistono le persone, dotate di libero arbitrio e capaci di essere tanto buone quanto cattive, tanto etiche, quanto immorali, e che danno luogo a molteplici varianti, storiche e geografiche, in cui il capitalismo si può presentare.

Il capitalismo si risolve esaurientemente nelle persone, nella libertà delle singole persone? Non c'è un problema anche di struttura, quindi di regole, poste dagli Stati? Certo, esistono entrambi i fattori: la persona e la struttura.

  • Importantissimo è il livello della persona: si potrebbe dire che convertire i capitalisti è aver fatto un passo decisivo nella direzione di una società più giusta. Il bene può diffondersi soprattutto grazie alla testimonianza di chi già lo vive, contagiando sempre più diffusamente altri.
  • Ma è necessario che ci siano anche delle regole e che in qualche modo la struttura dell'economia sia impostata in modo giusto ed equo.

Certo, l'intervento regolativo dello stato, che fissi argini e favorisca degli orientamenti dei soggetti economici, rispondenti a criteri etici, di giustizia, non potrà supplire una immoralità delle persone nel concepire l'ambito economico. Una cosa infatti è pensare che lo stato intervenga per impedire il male (un certo tipo di male, lesivo della persona), altra cosa pensare che possa intervenire per costringere a fare il bene (questo è utopico, irrealistico: non si diventa buoni per legge).

Ed è qui che si innesta il problema di un giudizio teologico-politico sul capitalismo.

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