
Lo specifico dell'Islam
una religione diversa dal Cristianesimo
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Introduzione
Quanto diciamo qui riguarda la concezione islamica, nel suo impatto con la realtà storico-politica.
Molti cristiani, ancora oggi, tendono a sottovalutare le differenze tra la loro fede, di cui magari hanno una conoscenza approssimativa e superficiale, e la religione maomettana. Tanto, tutt'e due credono in Dio. Emblematico di questo atteggiamento inconsapevole e acritico fu il caso di una suora, che, qualche tempo fa, a una nota radioemittente, disse "Preghiamo per la chiesa mussulmana" (sic!).
La verità è che invece esistono, accanto ad alcune analogie, profonde differenze, che è bene cogliere, come imprescindibile condizione a un vero dialogo, e non come ostacolo ad esso.
aspetti teologici
Si può vedere quanto si dice al riguardo su Cultura cristiana
Aspetti filosofici: una diversa idea di ragione
Il Cristianesimo, soprattutto cattolico, valorizza pienamente la ragione: esso ha solennemente dichiarato che nessun dogma può contraddire la ragione, e ha condannato il fideismo come eresia. Eretico è infatti affermare che occorre rinunciare alla ragione per credere. E questo perché il Mistero che si è rivelato in Cristo è "un Dio Verace e senza malizia", non un Ingannatore, che si diverta a tendere tranelli alle sue creature. Dio è buono, e verace: non mente e non inganna. Non inganna la sua creatura razionale, facendole credere vero ciò che tale non è: se la creatura usa bene di ciò di cui il Creatore l'ha dotata, tra cui la sua ragione, essa trova la verità, e tale verità non potrà pertanto entrare in conflitto con la Verità rivelata direttamente da Dio stesso.
Per questo il Cristianesimo ha incentivato la filosofia, valorizzando il pensiero a lui precedente, ed ha promosso una grandioso e secolare sviluppo della razionalità filosofica, di cui le Summae del XIII secolo, ma non solo esse, sono imponente documentazione.
Averroè ?
Non altrettanto si può dire dell'Islam. Averroè secondo alcuni sarebbe la prova dello splendore filosofico dell'Islam. Questa tesi non è sostenibile da chi conosca Averroè, che non era un filosofo islamico ortodosso, negando tesi essenziali del credo mussulmano, come l'immortalità personale e la creazione "nel tempo". Ma più in generale non ci sembra un caso che non si possa citare un solo filosofo (degno di nota, almeno) islamico che fosse anche ortodosso. Non solo Averroè, ma nemmeno Avicenna, Al Galzali, Al Farabi, filosofi fioriti in terra islamica, erano ortodossi (dal punto di vista della ortodossia islamica, ma anche da un punto di vista semplicemente teistico). Non esiste un S.Agostino islamico, non esiste un S.Tommaso islamico, non esiste un solo personaggio che abbia edificato una sintesi in cui fede (islamica) e ragione si armonizzassero: ed è difficile pensare che ciò sia un caso.
Infatti per l'Islam a tal punto Dio è lontano e irraggiungibile dalla sua creatura, che ciò che di Lui la nostra ragione può sapere è sospeso al suo totale arbitrio, è sospeso ad un arbitrio totalmente non-verificabile. Secondo il Cristianesimo Dio si è fatto Uomo, accondiscendendo alla modalità conoscitiva umana, e cercando di conquistare la nostra libera e consapevole persuasione, mostrandosi, agli occhi e al pensiero, come Presenza che corrisponde al desiderio di piena felicità. Secondo l'Islam invece Dio, invece che incarnarsi, si incarta: si incarta nel Corano, Testo Sacro da accettare ciecamente (prendere o lasciare!), senza che la ragione umana possa davvero chiedere de motivi di credibilità. Il Corano si accetta o si rifiuta, ma non si discute in alcun modo. A differenza della Bibbia, che è testimonianza della Rivelazione (pur essendo in qualche modo essa stessa evento sacro, Corpo biblico di Cristo, per dirla con Origene), il Corano è la Rivelazione. Al punto tale da non poter essere tradotto, nè sottoposto a esame storico-critico (come invece la Bibbia ha accettato, e in modo vincente, di essere).
La figura del genio, tipica di certa letteratura araba, pensiamo alle Mille e una notte, è metafora poetica di questo concetto: un divino talmente al di là della nostra ragione, da essere arbitrariamente imprevedibile, essenzialmente ambiguo, ora buono ora cattivo, scivolando con grande spregiudicatezza ora nell'uno ora nell'altro atteggiamento. Ora, si potrà dire che Dio non è un genio, tuttavia ci sembra significativo il darsi di una figura del genere, che non ha alcuna cittadinanza in una cultura di matrice ebraico-cristiana, dove ci sono gli angeli, fedeli a Dio, e univocamente buoni, e i diavoli, ribelli a Dio, e univocamente cattivi.
La scelta dei mezzi di diffusione
Il Cristianesimo si diffonde col martirio dei suoi membri, che si lasciano uccidere dai Romani per testimoniare la divinità di Cristo. L'Islam si diffonde con la spada, uccidendo coloro che gli si oppongono. Il Cristianesimo si lascia uccidere, e testimonia con ciò la sua forza. L'Islam uccide, e confessa così la sua debolezza, la sua impotenza a convincere con altri sistemi che non siano violenza.
Che d'altronde nell'Islam ci sia una vena di violenza lo si vede bene oggi, con quello che accade in Algeria, e in Sudan (dove i cristiani sono sottoposti a una spietata persecuzione, di cui quasi non si parla), in Libano (quasi come in Sudan), in Indonesia, in Nigeria, in Pakistan, in Malesia, per non citare che alcuni casi.
Non è un caso, probabilmente, se è vero che nel Corano si trovano espressioni come le seguenti:
«Vi è imposta la guerra anche se ciò possa spiacervi» (sura II, versetto 216).
«Uccidete gli idolatri dovunque li troviate; catturateli, assediateli, fateli cadere nelle imboscate» (K, 5).
«Ammazzateli dovunque essi si incontrino!» (II, 191).
«Combatteteli fino a che non vi sia più ribellione e che la religione sia quella del Dio» (II, 193).
«Sia che voi andiate incontro alla morte, sia che vi ammazzino, verso il Dio sarà certamente il vostro ritorno» (III, 158). «Non voi li avete trucidati, è il Dio che li ha uccisi» (Vili, 17).
«Combattete contro coloro che non credono in Dio e nel Giorno Estremo, e che non ritengono illecito quel che Dio e il Suo Messaggero han dichiarato illecito. Combattete, fra quelli cui fu data la Scrittura (ebrei e cristiani, ndr), coloro che non praticano la vera religione. Combatteteli finché non paghino il tributo, uno per uno, e finché non siano umiliati» (IX, 29).
«Non tentennate, non cedete, non invocate "Pace, pace!", mentre siete i più forti» (XLW, 35).
Nota bene
È certo ovvio che non conviene “inchiodare” l'Islam (in quanto tale) a queste tesi, cristallizzandone per così dire, l'identità nella sua versione peggiore: occorre favorire quanto possibile una evoluzione dell'Islam, che faccia leva sulle personalità più moderate e che aiuti a interpretare e rivedere tali aspetti, rendendo l'Islam più pacifico e tollerante. Ed esistono di fatto nel mondo islamico, soprattutto arabo-islamico, personalità sinceramente desiderose di ciò. D'altro canto non si può nemmeno tacere su ciò che finora l'Islam è stato e su come è stato interpretato il suo messaggio dai suoi seguaci storici: sono gli stessi mussulmani moderati a non volerlo e a rimproverare agli occidentali una strana miopia in proposito.
Il rapporto religione/Stato
La Chiesa si pone da sempre, pur con possibilità di tradimenti, in termini dialettici verso lo stato; nell'Islam invece non c'è possibilità di distinguere un potere spirituale da quello politico: l'idea di califfato è quella di una stretta unità tra potere politico e potere spirituale.
Si obbietterà che nel Medioevo il potere della Chiesa era intrecciato a quello politico, ricordando il concetto di sacro Romano Impero e i vescovi-conti, ma anche in quel periodo esisteva una distinzione e anzi una contrapposizione tra i due poteri, politico ed ecclesiastico, per quanto intrecciati essi fossero. Non vi fu mai una figura di Papa-Imperatore anche solo lontanamente paragonabile a un Califfo. Non capire questo vuol dire non avere intelligenza dei termini che si usano. E la commistione creatasi coi vescovi-conti (poco prima dell'anno Mille) venne molto presto sentita come inaccettabile dal movimento per la libertas Ecclesiae, che già nel 1059 produceva una forte reazione (con lo Statutum de electione papae) e con Gregorio VII affrontò in modo deciso l'ingerenza del potere imperiale nella vita della Chiesa. Certo, tutta la storia del medioevo europeo è storia di rapporto tra Chiesa e stato, ma precisamente di rapporto: tra due entità distinte.
Nell'Islam invece non si prevede alcuna distinzione tra "ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio". E la religione coranica ha una fortissima impronta giuridica e sociale, nel senso che è concepita per essere applicata a regola di una società civile e politica.
Conclusione
Come si vede le differenze non sono poche nè lievi. Per un cristiano è bene esserne consapevole, ricordando quanto la Chiesa ha sempre insegnato, ossia che non vi è salvezza se non in Cristo, Uomo-Dio, crocifisso e risorto (si veda anche la recente Dominus Jesus, contro l'indifferentismo religioso, che equipara il Cristianesimo alle religioni).
Perciò l'atteggiamento del cristiano verso chi è mussulmano non può che essere missionario: non possiamo non desiderare che l'altro incontri Cristo, nostra pace, possibilità di letizia e salvezza dal male. Ciò, ovviamente, senza impazienze nè atteggiamenti di proselitismo superficiale e mosso da motivi di meschina egemonia politica: ciò che deve importare, sempre, è la persona.
Comunque vi possono essere anche dei campi in cui cristiani e mussulmani (almeno quei mussulmani che cercano con sincerità di obbedire a Dio, Infinito e trascendente) possono essere uniti, e ciò è già stato realtà (in varie conferenze dell'ONU): pensiamo alla difesa della vita contro l'aborto, o alla difesa della famiglia naturale; in generale cristiani e mussulmani dovrebbero dialogare senza preconcetti o rancori, ma anche sulla base di chiarezza e sincerità reciproca. E' una sfida che si può e che vale la pena affrontare.