
Putin: la politica interna
un regime di fatto dittatoriale
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redazione
La grande abilità di Putin è quella di procedere con gradualità, senza scosse, senza creare allarmi, ma implacabilmente, con inesorabile sistematicità.
il controllo dell’informazione
Il regime è andato sempre più ponendo un ferreo controllo sui mezzi di informazione, creando una situazione del tutto simile a quella che vigeva in Russia sotto il comunismo.
Emblematica fu l’uccisione di una giornalista scomoda, Anna Politkovskaja, che venne assassinata a Mosca il 7 ottobre 2006 mentre rientrava nella propria abitazione. La Politkovskaja aveva osato criticare Putin, con dei reportages scottanti sulla seconda guerra cecena (si possono leggere in La Russia di Putin), tr. it. Adelphi, Milano 2002.
il controllo della magistratura
Un altro fondamentale tassello del regime putiniano, come di ogni dittatura che si rispetti, è il pieno controllo della magistratura.
La Politkovskaja spiega, nel già ricordato libro, che nei primi tempi della Russia post-sovietica, e ancora nei primi tempi dei governi Putin, qualche magistrato poteva ancora intraprendere delle indagini scomode per il potere.
Ma poi il cappio si è sempre più stretto attorno al collo dei magistrati: da un lato con promesse di lauti guadagni e dall'altro con le minacce di fare una brutta fine (qui infatti accenniamo solo ad alcuni dei tenti assassini politici messi in atto dal regime), i giudici si sono piegati a diventare proni esecutori dei voleri dello zar.
Il caso più eclatante sono le condanne subite da Aleksej Naval’nyj: condanne che definire scandalose è ancora poco. I capi di accusa, nel più puro stile staliniano, erano assolutamente inventati e inverosimili.
Tanto più che sempre nuove condanne, coi capi di accusa più inverosimili, si accumulano mentre Naval’nyj è già in carcere, e non si capisce come abbia potuto compiere tali reati stando in un carcere di massima sicurezza.
un sistema carcerario in stile staliniano
Ne abbiamo una testimonianza impressionante nel libro, pubblicato dopo la morte di Aleksej Naval’nyj, che raccoglie suoi diversi scritti, molti dei quali apparsi su internet, Io non ho paura, non abbiatene neanche voi, ed. Scholé, Roma 2024.
La tortura, psicologica e fisica (con privazioni di cibo, di sonno, di possibilità di riscaldarsi nel gelo siberiano, e le violenza, anche sessuale), domina sovrana nelle carceri della Russia putiniana.
Del resto, il terrore è sempre stato un ingrediente necessario alla sopravvivenza di un regime dittatoriale.
il controllo delle “elezioni”
Non è difficile capire come, dal controllo dei mezzi di informazione e da quello della magistratura, derivi un controllo anche delle “elezioni”.
I partiti scomodi vengono proibiti: è il caso, nelle “elezioni” della Duma del 2026 dell’unico partito, Jabloko, che osasse dissentire da Putin, che è stato prontamente messo fuori legge dalla compiacente magistratura russa.
I leader che potrebbero rivaleggiare con Putin vengono ammazzati: è il caso, clamoroso, del già ricordato Aleksej Naval’nyj.
Osservatori internazionali ovviamente esclusi dalla possibilità di controllare la regolarità delle operazioni di voto.
Nelle ultime “elezioni”, quelle del 2026, ci sono addirittura delle foto e dei video che ne mostrano il carattere palesemente e platealmente fasullo:
- soldati che entrano nella cabina elettorale per controllare come si vota
- zelanti funzionari che riversano, in una sola volta, nelle urne svariate decine di schede elettorali
- elettori “sbagliati” (/sgraditi) che vengono strattonati, pestati e trascinati via dai soldati.
Gli elettori possono scegliere tra Putin, Putin e Putin.
Che sia così lo osservava tra gli altri Sergio Caprio, in uno bel libro del 2020
«La qualità della democrazia putiniana è stata fin dall’inizio molto specifica: le elezioni servono a celebrare il padrone, non a contenderne la leadership. Dal marzo del 2000, quando Putin fu eletto la prima volta alla carica presidenziale con “soltanto” il 52% dei voti (eredità della confusione eltsiniana), le elezioni sono sempre state una semplice formalità, per il totale controllo sull’informazione e anche sulle procedure elettorali, che non permette l’emergere di reali alternative.»
Lo zar di vetro, Jaca Book, Milano 2020.
una ristretta e straricca oligarchia
Il regime creato da Putin è sostenuto da una ristrettissima cerchia di oligarchi, che detengono oltre il 90% della ricchezza russa.
La Russia in effetti ha un sottosuolo molto ricco: petrolio, gas e metalli preziosi. Ed è di tale ricchezza che si è impossessata la classe oligarchica che sostiene Putin, con un fortissimo divario economico dalla stragrande maggioranza della popolazione.
Non si è invece sviluppata una classe media imprenditoriale, come in qualche modo è avvenuto in Cina, negli ultimi decenni. Gli stessi oligarchi sono ricchi non tanto per creatività imprenditoriale, quanto per lo sfruttamento delle risorse naturali del sottosuolo russo.
📚 Bibliografia essenziale
Stefano Caprio,
Lo zar di vetro (). la Russia di Putin, Milano 2020[ben fatto e completo, con ampli riferimenti alla storia russa.].
Antonio Maria Costa,
La Guerra di Putin (). Attacco alla democrazia in Europa, Milano 2022[un libro ben fatto, ricco di informazioni, scritto da chi conosce bene la Russia].
Adriano Dell'Asta,
La pace russa (), Roma 2023.
Sergio Romano,
La scommessa di Putin (), Milano 2022.