
Putin: problemi aperti
che interpretazione e che valutazione?
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redazione
problemi aperti
Ci sono delle domande che è giusto porsi: anzitutto una interpretazione complessiva del putinismo. E poi una sua, conseguente, valutazione.
interpretazione
relativamente al putinismo
Le domande che si pongono qui, e a cui non ci pare possibile, al momento dare una risposta compiuta sono, tra le altre:
- il che rapporto sta il putinismo con la storia russa?
- quanto Putin ha conservato e quanto ha innovato rispetto a precedenti leader russi (comunisti e precomunisti)?
- quanto è in continuità o in discontinuità rispetto a Eltsin?
- quanto, nella sua involuzione autocratica, è semplice esplicitazione di germi presenti in lui fin dall’inizio e quanto invece è dovuto a vicende esterne (gli “errori dell’Occidente”)?
relativamente alla Russia
Qui le domande che ci sembra giusto porsi si intrecciano con il livello teologico. E quindi appariranno inevitabilmente prive di senso a chi non ha la fede cristiana. O, per tali lettori, potranno al massimo suscitare una curiosità morbosa, scandalistico-spettacolaristica.
Ci riferiamo in particolare ai messaggi di Fatima, in cui, secondo la testimoninza dei veggenti, la Madre di Dio parla espressamente della «Russia e dei suoi errori».
Le domande si possono riassumere in questa: che ruolo ha la Russia nell’attuale, e forse pre-apocalittica, situazione del mondo, nel suo scivolare verso una devastante nuova Guerra Mondiale?
In sintesi, le alternative sono: un ruolo messianico (“la Russia, già così com’è, nel regime putiniano è destinata a redimere il mondo) o un ruolo (temporaneamente) anticristico?
valutazione
Con queste ultime domande ci siamo già molto avvicinati al problema valutativo. Come valutare il putinismo?
la politica interna
Qualcuno potrebbe dire che dato che la Russia non ha mai conosciuto la democrazia, era inevitabile, e in fondo anche positivo, che trovasse un assetto non democratico, autocratico.
Questo suppone che ci sia, da un parte, una classe dirigente dedita al bene del popolo, e dall’altra un popolo che è ben contento delegare tutto a tale classe.
Ma è davvero così?
una oligarchia egoisticamente vorace
Se è vero quello che diceva Navalny (si veda il già citato Io non ho paura, non abbiatene neanche voi), la classe dirigente della Russia putiniana non è formata da gente che si sacrifica per il bene del popolo, che si fa eroicamente carico del pesante fardello di tutte le decisioni, dato che la gente comune ne sarebbe incapace.
Al contrario, ciò che caratterizza l’attuale oligarchia post-sovietica è una insaziabile voracità, una inestinguibile bramosia di accrescere sempre più la propria ricchezza e il proprio potere: si vedano le residenze degli oligarchi, Putin in testa, che si è fatto costruire (con che soldi?, quelli di Topolino?) un palazzo più grande e più fastoso del Cremlino (che già non scherza, quanto a grandiosità).
E, sempre stando a quanto testimonia Navalny, tale bramosia attua i propri piani non con capacità imprenditoriali, ma con la corruzione. Deprendando, quindi, la popolazione comune.
e una società non poi così abdicante
Non è vero che tutti i russi accettino (...)
di delegare tutto ad altri.
Inoltre, come testimonia sempre Navalny, a livello politico non è vero che nessuno in Russia vorrebbe poter partecipare alla vita politica. Non è vero che tutti i russi accettino di buon grado di delegare tutto ad altri.
Se Putin ha sentito il bisogno di uccidere Navalny, non è forse perché egli era un pericolo per lui?
E che tipo di pericolo poteva essere?
Poteva forse pensare che volesse sparargli? Tralasciando il fatto che Putin si è costruito attorno una barriera più che blindata, Navalny non era certo il tipo da voler uccidere qualcuno, lui che torna senza alcuna garanzia o precauzione in Russia dopo che il regime aveva tentato di avvelenarlo. E nemmeno era il tipo da promuovere un nuovo assalto al Palazzo d’Inverno (in stile Rivoluzione d’Ottobre).
La spiegazione più semplice è che Putin temeva Navalny, perché temeva che, in un libero confronto democratico, gli avrebbe potuto strappare, per via pacifica, tramite le elezioni, il potere.
Ma se è così, non è vero che nessuno, o solo pochissimi, in Russia, vorrebbero una partecipazione democratica al potere.
Che dire poi del ricorso sistematico alla menzogna, alla brutalità, all’incarcerazione degli oppositori politici? Che dire degli assassinii politici, di leader e di giornalisti?
È ragionevole pensare che tutto ciò sia davvero una dolorosa necessità?
la politica estera
Anche qui la valutazione si impone come pesantemente negativa:
- Il potere putiniano non ha alcun rispetto del diritto internazionale: invade altri Stati e pretende di inglobarsene quantomeno dei pezzi (Georgia 2008, Crimea 2014, Ucraina 2022).
- nelle guerre imperialistiche da lui condotte dimostra un totale disprezzo per le convenzioni internazionali (prigionieri torturati e uccisi, fosse comuni di civili, vedi Bucha), e ricorre sistematicamente al più disgustoso e disumano terrorismo contro i civili, facendoli colpire notte e giorno dai suoi droni, ovunque si trovino.
Come è possibile valutare positivamente un tale comportamento?
📚 Bibliografia essenziale
Stefano Caprio,
Lo zar di vetro (). la Russia di Putin, Milano 2020[ben fatto e completo, con ampli riferimenti alla storia russa.].
Antonio Maria Costa,
La Guerra di Putin (). Attacco alla democrazia in Europa, Milano 2022[un libro ben fatto, ricco di informazioni, scritto da chi conosce bene la Russia].
Adriano Dell'Asta,
La pace russa (), Roma 2023.
Sergio Romano,
La scommessa di Putin (), Milano 2022.