La parte di verità del vegetarianesimo
uccidere un animale per mangiarlo non è qualcosa di tranquillo
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Francesco Bertoldi
legittimità del mangiare “carne”
La realtà che noi vediamo l’ha creata Dio. E Dio ha creato alcuni animali erbivori e altri carnivori, e ha creato l’uomo che è “onnivoro”, mangia sia vegetali sia “carne” (le virgolette segnalano che questo concetto include anche pesci e animali marini in genere).
Se Dio non avesse voluto che alcuni animali, e l’uomo con loro, di nutrissero di altri animali, non avrebbe posto nella loro natura l’istinto di cacciarli e un organismo adatto a masticarne e digerirne la “carne”.
Quindi, in generale, non è contro la volontà di Dio che l’uomo mangi “carne”.
sua problematicità
Questo però non toglie che, a un certo punto della maturazione, dello sviluppo, della coscienza morale, uno possa avvertire la problematicità di questo, il suo non essere ovvio, la necessità di una riflessione.
Per mangiare “carne” io devo aver ammazzato un animale: non si mangiano cadaveri di animali morti di morte naturale, né carcasse di animali uccisi da altri animali (non siamo iene, né avvoltoi). Nemmeno si uccidono animali ormai prossimi alla fine naturale, ma vengono uccisi nel rigoglio della loro vita.
È vero che gli animali non sono persone umane, non hanno un’anima immortale, non sono immagine e somiglianza di Dio.
Ma sono comunque creature di Dio, e hanno un certo grado di consapevolezza. E non gli fa certo piacere essere ammazzati per diventare nostro cibo.
una possibile impostazione
Che dire, allora? Dobbiamo mangiarli sì (perché così la natura, creata da Dio, vuole), ma sentendoci in colpa?
Sarebbe grottesco e ipocrita: non si tratta di sentirsi in colpa, ma di avvertire la non ovvietà che la nostra vita sia resa possibile dal sacrificio di una vita altrui.
In termini teologici: se tutto è segno e simbolo, se tutto rimanda ad altro, che ci siano animali che “si sacrificano” per noi, per farci vivere, è qualcosa in cui possiamo vedere un simbolo.
Chi, per la fede cristiana, dà la sua vita perché altri vivano?
Del resto, esistono anche altri fenomeni naturali che possono essere considerati simbolo del sacrificio di sé: il sole, che ci dà luce e calore, sacrificandosi, consumandosi, consumando miliardi di energia ogni secondo. Ci dà luce e calore al prezzo della propria consumazione.
C’è una bellissima scene del film, di Hakira Kurosawa, (Kagemusha 1980), in cui al sosia vengono fatti vedere i corpi della guardia personale del principe che sono morti per salvarlo: