Razzismo: una parola equivocata
questione di razza, non di idee
Table of Contents
Francesco Bertoldi
una questione lessicale
chi è razzista
Il termina razzista dovrebbe designare chi discrimina gli esseri umani in base alla loro razza, ritenendo alcune razze inferiori e altre superiori.
Dove il punto essenziale che rende odioso il razzismo è che delle persone vengano etichettate in base a qualcosa che razzismo non hanno liberamente scelto.
Ad esempio gli Ebrei sotto il nazismo erano perseguitati indipendentemente dal fatto che professassero la fede ebraica o meno. Ma solo per la loro razza, il loro sangue, qualcosa cioè che non avevano scelto loro. Così capitò che Edith Stein, che si era convertita al Cristianesimo ed era addirittura diventata suora, venne comunque portata in un lager e uccisa in una camera a gas. solo perché era “razzialmente” ebrea. Perciò a proposito del nazismo è corretto parlare di razzismo.
chi non lo è
Ma mentre la razza, o meglio l'etnia, non è qualcosa che uno scelga, la cultura totalizzante, invece, o comunque l'interpretazione della cultura totalizzante dell'ambiente in cui uno è nato e cresciuto, è qualcosa che uno può scegliere di accettare o rifiutare.
Se è così, ragionare di culture non è questione di razzismo. Dire che certe culture possono rappresentare un pericolo, per la loro non-integrabilità con la civiltà occidentale non è razzismo. Non si fa infatti questione di colore della pelle, ma di idee.
perché questo equivoco
Alla radice di questo uso equivoco del termine razzista, sta, tra l'altro, la tesi, marxiana, che le idee non contino (siano sovrastruttura), ma conti solo l'economia.
Chi pensa questo, tenderà, di conseguenza a ritenere irrilevante tutto ciò che è culturale, e rilevante esclusivamente ciò che è economico.
📚 Bibliografia essenziale
- Pierre-André Taguieff,
Il razzismo. Pregiudizi, teorie, comportamenti
(
), Paris 1997.