Come gestirla
né isterici arroccamenti né incondizionata arrendevolezza
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Francesco Bertoldi
Si è cercato di argomentare che, con l'attuale fenomeno migratorio di massa, da un lato non è ragionevole pensare a dei complotti, ma dall'altro non siamo davanti a qualcosa di fisiologico, di “normale”, di non problematico.
Occorre cercare di definire quindi un modo ragionevole di affrontare il fenomeno, senza isterie, ma anche senza irenismi.
coordinate generali
Due sembrano i capisaldi da tener presente:
- da un lato, la fratellanza universale e la comune proprietà della terra da parte dell'umanità nel suo insieme;
- dall'altro, la necessità per l'uomo di vivere delle appartenenze più ristrette di quella universale, quale inevitabile pedagogia all'altrimenti astratto amore per l'umanità;
Fratellanza universale
Tutti gli uomini sono fratelli, tutti hanno la medesima natura, e dunque la medesima dignità, a prescindere dal colore della pelle o da qualsiasi altro fattore discriminante. Più forte di ogni differenza, è l'identità della natura umana che affratella tutti gli uomini. Negare questo è razzismo. Accettarlo porta come conseguenza che solo per opportunità contingenti gli esseri umani, raggruppati in "popoli" e "nazioni" si sono suddivise le terre del Pianeta. Insomma, prima che degli Svizzeri, la Svizzera è del genere umano, prima che dei Canadesi il Canada è del genere umano.
Appartenenze specifiche
Ma non è un caso che gli esseri umani si siano divisi in aggregazioni specifiche, ognuna delle quali ha una sua lingua, una cultura, delle usanze. Risponde a un bisogno che è radicato nella natura stessa, e che senza sopprimere la prima dimensione di universalità, la declina in un modo non astratto. Come un nuovo individuo umano non può amare la propria città se non allevato in una famiglia, così gli esseri umani hanno nella patria (piccola e grande) un importante pedagogo che li proietta nell'universalità non prima di averli nutriti della propria tradizione e della propria cultura.
Coordinate politico-costituzionali
Si può vedere la pagina sulla convivenza multiculturale in Cultura nuova.
In sintesi: si tratta da un lato di affermare con fermezza dei principi costituzionali (come il rispetto per la dignità della persona, che esclude ad esempio il diritto di un padre di imporre la sua religione ai figli, o di spadroneggiare sulla moglie, imponendole quanto lei non vorrebbe) che tutti devono rispettare, senza pretendere di respingere in blocco chiunque abbia realmente bisogno, o di assimilarlo forzatamente a quanto non è davvero necessario a una convivenza civile pacifica.
opposte errori (sull'immigrazione)
Nel contesto di una irragionevole tendenza alla polarizzazione delle posizioni si è creata, anche riguardo al tema immigrazione, una contrapposizione frontale tra
- le destre populiste, che demonizzano il fenomeno migratorio, presentandolo in termini poco o tanto complottistici, e ingannando il loro elettorato con l'idea che basti bloccare le frontiere per risolvere il problema;
- una certa sinistra ideologica nega la stessa esistenza di un problema immigrazione, dando così un assist formidabile al populismo di estrema destra.
il punto fondamentale
La verità è che un fenomeno migratorio così imponente è sì un problema, ma proprio perché non è frutto di un complotto, ma di una situazione oggettiva, l'unico modo per impostarne una soluzione ragionevole non è bloccare le frontiere (puro spettacolo propagandistico) ma lavorare sulla causa, sulla situazione che lo causa, cioè sulla disparità economica tra paesi ricchi e paesi poveri.
Il che non è qualcosa che si possa fare da un giorno all'altro. E non è senza sacrifici.
nel presente
E nel presente occorre ricordare che l’accoglienza non può essere incondizionata.
Lo stesso papa Francesco, da molti accusato di eccessiva “simpatia” per i migranti, diceva che occorre accogliere compatibilmente con le possibilità di una ordinata convivenza:
«Credo che in teoria non si può chiudere il cuore a un rifugiato, ma c’è anche la prudenza dei governanti: devono essere molto aperti a riceverli, ma anche fare il calcolo di come poterli sistemare, perché non solo a un rifugiato lo si deve ricevere, ma lo si deve integrare. E se un Paese ha una capacità di venti, diciamo così, di integrazione, ma … faccia fino a questo. Altro Paese di più, faccia di più. Ma sempre il cuore aperto: non è umano chiudere le porte, non è umano chiudere il cuore, e alla lunga questo si paga».
Si può «pagare politicamente anche un’imprudenza nei calcoli» perché se un migrante non viene integrato «si ghettizza» ed «è pericoloso» quando una cultura «non si sviluppa in rapporto con l’altra cultura».
(papa Francesco, conferenza-stampa di ritorno dalla Svezia, 1 novembre 2016)