migranti su un barcone

La portata del fenomeno

ordinario o straordinario?

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un fenomeno ordinario?

C'è chi ama dire che “siamo stati anche noi un popolo di migranti”, e cerca in tutti i modi di riportare l'attuale grande ondata migratoria nel rassicurante quadro del già visto.

Ma è proprio così, oppure siamo in presenza di un fenomeno non paragonabile alle ondate migratorie di '800 e di inizio '900 (ad esempio verso l'America)?

Tra i fattori che depongono per una specificità dell'attuale fenomeno migratorio ci sono

  • la denatalità dell'Occidente
  • la sua crisi culturale-valoriale

Né va trascurato che, se appare delirante pensare a una “sostituzione etnica” come frutto di una precisa intenzione, cioè di un complotto, rimane il fatto che costituiscono motivo di legittima preoccupazione

C'è quanto basta per poter istituire, piuttosto che con i flussi migratori della prima età industriale, un paragone più adeguato con la crisi e la fine dell'Impero Romano. Anzi, i “barbari” di allora erano numericamente un percentuale molto più ridotta di quanto non siano ormai le comunità di immigrati in alcuni paesi.

problema o risorsa? Problema e risorsa!

Per la destra populista l’immigrazione è solo un problema. Per una certa sinistra ideologica è solo una risorsa.

La realtà è che l’immigrazione di massa è entrambe le cose.

1. Problema

Che fenomeni migratori di massa come quelli a cui stiamo assistendo dagli ultimi decenni del XX secolo siano un problema, siano cioè qualcosa di non meramente fisiologico, ma poco o tanto patologico, lo si può dire per diversi motivi:

  • anzitutto esso risponde a una situazione di grave disparità economica tra paesi ricchi e paesi poveri: e già solo questo è qualcosa di anomalo, di patologico. Perché si tratta di differenze di non lieve portata, e tali da ledere la dignità umana dei “poveri” e la verità umana dei “ricchi”;
  • anomala è anche la situazione di declino demografico dei paesi ricchi e la schizzinosa “capricciosità” con cui gli autoctoni sdegnano di fare certi lavori.

Ma, a rendere ancora più critica la situazione è il fatto che nei paesi ricchi, soprattutto quelli di tradizione cristiana, domina una concezione relativistica, indisponibile a vedere i possibili pericoli di una convivenza multiculturale che non fissi adeguati paletti non-negoziabili, i già menzionati principi costituzionali fondamentali.

Non si tratta dunque

  • del colore della pelle.
  • E nemmeno sopratutto dei fenomeni di microcriminalità, che possono facilmente accompagnare comunità di immigrati che non si integrino (di chiunque ne sia “la colpa”) nella società ospitante.
  • Nemmeno si tratta soprattutto di concorrenza di manodopera a basso costo (l’idraulico polacco).

Il problema maggiore sono le possibili insidie alle regole basilari della convivenza, col possibile affermarsi di arroganti pretese da parte di comunità che si ritengono superiori (ad esempio per motivi religiosi).


Non è un problema insolubile, ma è comunque un problema serio.

2. Risorsa

D’altra parte l’immigrazione è (e può essere) anche effettivamente una risorsa:

  • lo è perché senza gli immigrati non ci sarebbe nessuno che fa certi lavori.
  • Lo può essere perché una convivenza multietnica e multiculturale, se ben impostata, può essere di reciproco arricchimento: sia per gli autoctoni, sia per gli immigrati e anche, cosa da non trascurare, per i paesi di orgine dei migranti, che possono vedere con occhi meno sospettosi la democrazia e un tipo di vita più ordinato ed efficiente di quello a cui sono abituati.

📚 Bibliografia essenziale

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📂 In questa sezioneIn this section

  • Le cause, complotto o serie di concause?: secondo la visione populista l'immigrazione di massa interesserebbe solo l'Occidente cristiano e sarebbe dovuto a una occulto complotto mondialista; ma si tratta di un infondato delirio
  • La portata del fenomeno, ordinario o straordinario?: il paragone con le migrazioni di fine '800 e inizio '900 non appare del tutto plausibile; il fenomeno è un problema, ma è anche una risorsa
  • Come gestirla, né isterici arroccamenti né incondizionata arrendevolezza: riflessioni per affrontare in modo ragionevole il fenomeno migrazioni, senza isterie, ma anche senza irenismi