la rivolta del Maidan

la fede, davanti al Male

Dio non può stare con Male

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la fede, il male e la guerra

La fede consiglia la pace. Certo. Ma una pace a qualsiasi costo? O solo una pace giusta?

che potere ha il male?

Da un punto di vista teologico la domanda rimanda alla questione del potere del male. Dio è il Bene, il sommo Bene e la somma Giustizia. Tuttavia nella storia, individuale e collettiva, c’è il male. Un male che Dio, rispettoso della libertà di scelta delle sue creature, non impedisce. Però, non alla fine del mondo, ma già nel corso della storia, il male di cui uno non si penta, e che non usi perciò come occasione di conversione alla Misericordia ricreatrice del Mistero, porta ad esiti negativi. Cioè non vince. Il male non vince definitivamente nemmeno nella storia, nemmeno in questo mondo.

L’Innominato, nei Promessi Sposi, fa del male, rapendo Lucia, ma poi, pentendosene, quello che era male diviene occasione per un bene maggiore. Don Rodrigo invece fa del male, e non essendosene pentito, finisce miseramente. Hitler fa del male, invadendo altri stati e massacrando gli ebrei, e per qualche tempo sembra vincere, ma poi finisce con una sconfitta senza precedenti. E di esempi se ne potrebbero fare tanti. Insomma esiste una sorta di giustizia immanente (alla storia). Una giustizia non immediata, certo (Maritain parlava del fair play di Dio che dà al malvagio la possibilità di godere, per qualche, breve, tempo del suo male), ma inesorabile. Alle fine, nella stessa storia, chi fa il male va in rovina.

Papa Francesco e l'invasione dell'Ucraina

Non poche perplessità avevano suscitato le posizioni di papa Bergoglio sull'aggressione putiniana all'Ucraina. Qui cerchiamo di farne il punto.

la linea “ufficiale”

«L’Ucraina è stata aggredita e invasa. E nel conflitto a essere colpiti sono purtroppo tanti civili innocenti, tante donne, tanti bambini, tanti anziani,costretti a vivere nei rifugi scavati nel ventre della terra per sfuggire alle bombe, con famiglie che si dividono perché i mariti, i padri, i nonni rimangono a combattere, mentre le mogli, le madri e le nonne cercano rifugio dopo lunghi viaggi della speranza e varcano il confine cercando accoglienza presso altri Paesi che li ricevono con grandezza di cuore. Di fronte alle immagini strazianti che vediamo ogni giorno, di fronte al grido dei bambini e delle donne, non possiamo che urlare: “Fermatevi!”». (Papa Francesco)

La posizione del Papa è pienamente umana e cristiana: egli ha fatto e sta facendo di tutto per far cessare la guerra, e giungere a un assetto che non sia l'imposizione di una parte sull'altra, ma la comune ricerca di una soluzione giusta.

Le sue parole del 4 maggio sull'«abbaiare della NATO» sono state interpretate da qualcuno in modo ideologico, come se esse contenessero un giudizio politico completo e definitivo. Ora, senza negare che in tali parole, peraltro significativamente introdotte da un «forse», che molti dimenticano, contengano anche una valutazione negativa (bisogna vedere però di che cosa: se di fatti e azioni, o di comunicazione), esse sono soprattutto il grido di dolore, straziato e straziante, di chi è disposto anche a ricordiamo che nei primi tempi dell'invasione il Papa era andato dall'ambasciatore russo a Roma e l'aveva supplicato in ginocchio (letteralmente) di porre fine alla guerraumiliarsi pur di stabilire un ponte con l'umanità di chi, come Putin e i suoi sostenitori, sembra aver perso l'uso della ragione.

In questo senso queste parole ricordano molto le toccanti parole con cui Paolo VI fece appello all'umanità degli «uomini delle Brigate Rosse», che avevano rapito Aldo Moro, supplicandoli di liberarlo.

imbarazzanti oscillazioni(2024)

Nell'ultimo segmento del suo pontificato papa Francesco ha fatto diverse esternazioni verso l’invasione putiniana, che hanno destato perplessità e sconcerto.

Vediamo di dire qualcosa al riguardo. Il suo è sembrato qualcosa di ben diverso dall’atteggiamento di un Paolo VI, che non chiese allo Stato di trattare con le BR (anche se era in gioco la vita del suo amico personale Aldo Moro, che poi infatti finì ucciso), ma chiese alle BR di liberare Aldo Moro “senza condizioni”. Così come è stato diverso da un Giovanni Paolo II che non disse allo Stato di trattare con la mafia, ma disse ai mafiosi “pentitevi, un giorno verrà il giudizio di Dio”. E’ sì vero che una potenza nucleare non è la stessa cosa delle Brigate Rosse, o della mafia. Ed è anche vero che la Chiesa ha spesso perseguito, nei confronti dei regimi comunisti dell’Est, persecutori della fede, una realpolitik. Ma una realpolitik che consigliasse la resa al male non sarebbe paragonabile a quella della Chiesa nel periodo antecedente il 1989, la Ostpolitik. Se non altro perché allora la situazione era in qualche modo cristallizzata e come stabilizzata (=non modificabile) e quindi si trattava di prenderne realisticamente atto. Oggi la situazione è fluida e in movimento, e non si sa che forma definitiva prenderà. Quindi rassegnarsi al male ha un po’ meno senso.

Quel che è certo è che il papa, quando parlava dell’Ucraina, appariva sinceramente dispiaciuto delle sofferenze del popolo ucraino. Memorabile e ammirevolissimo è stato il suo gesto, nei primi giorni dell’invasione, di andare dall’ambasciatore russo a Roma e di inginocchiarsi ai suoi piedi, chiedendo la cessazione delle ostilità. Sincere appaiono le sue ripetute lacrime, sincero il suo accorato strazio. Come pure le sue intenzioni sono certamente state ottime.

Ma il suo modo di applicare i principi generali, che la fede e la ragione ispirano, non appare essere stato sorretto da un giudizio storico-contingente adeguato. Quando infatti un ecclesiastico, fosse pure il papa, pretende di giungere fino al dettaglio di che cosa dovrebbe essere fatto in politica, nella misura appunto in cui si scende dal piano dei grandi principi al piano della loro applicazione dettagliata, egli non gode più della stessa infallibilità di cui gode quando parla di fede e di dogmi. Del resto un papa come Giovanni Paolo II non era certo arrendevole verso il male politico. Quando in Polonia ci fu il movimento di Solidarnosc, ad esempio, non pare abbia consigliato particolare prudenza, pur sapendo perfettamente che si correvano dei rischi sfidando la Russia sovietica.

Una certa ambivalenza nella posizione di papa Francesco nei confronti di quel male politico che è l’invasione putiniana dell’Ucraina pone comunque un delicato problema interpretativo. Si possono cercare diverse motivazioni di essa. E’ possibile che non papa Francesco, nelle sue dichiarazioni ufficiali, ma l’uomo Mario Bergoglio abbia delle convinzioni che potrebbero aver piegato la sua valutazione in un senso opinabile.

Non sarebbe stata la prima volta che un Sommo Pontefice compie delle valutazioni relative all’ambito profano che si rivelano opinabili, o anche proprio sbagliate: basti pensare ai tanti papi che nel Medioevo hanno sposato la causa di una parte politica particolare contro un’altra. O basti pensare, in tempi più recenti, alle oscillazioni di papa Pio IX su questioni politiche, lui che prima lascia partire soldati dai territori pontifici contro l’Austria, nel 1848, e poco tempo dopo compie una sterzata spettacolare, dicendo che lui è padre di tutti, anche degli austriaci. O basti pensare alla condanna pontificia della democrazia e delle libertà civili, contenuta nel Sillabo. E smentita poi da successivi documenti ecclesiastici (in particolare col Vaticano II).

E di esempi se ne potrebbero fare altri: ma il punto è quanto sopra detto, che non è assicurata a un Sommo Pontefice che prende posizione su problemi politici la stessa infallibilità di cui gode quando definisce solennemente un dogma. Questo non deve scandalizzare, perché si radica nell’essenza del Cristianesimo: se bastasse la fede a gestire la politica, Gesù avrebbe accettato di diventare ”Re di questo mondo”, e il potere politico avrebbe dovuto essere affidato al clero. Come invece non è mai né accaduto, né seriamente teorizzato (Bernanos, nel Diario di un curato di campagna fa dire qualcosa del genere al curato di Torcy, ma in senso evidentemente paradossale). Vediamo allora che cosa potrebbe aver condizionato la posizione di papa Francesco.

  • Anzitutto c’è la sua formazione gesuitica, che può scivolare da una accettazione dell’esistente, a un accomodamento all’esistente. I gesuiti hanno, nella loro storia, conosciuto entrambe queste varianti: la variante buona, della valorizzazione dell’esistente, ad esempio in varie missioni nell’epoca moderna (in Cina, Giappone, India, in America del Sud); ma è esistita anche la sua degenerazione in adattamento all’esistente, come con la casuistica, tanto deprecata da Pascal (che, certo, esagerava nel senso opposto, rigoristico), e che portava a legittimare comportamenti oggettivamente non buoni.
  • Si può poi supporre che gli “esperti” di cui in Vaticano si fidava papa Francesco riguardo alla questione guerra, non siano stati quelli meglio disposti a formarsi e a fornirgli il giudizio più realistico.
  • Poi c’è il suo essere argentino e “progressista”, che lo potrebbe aver portato a diffidare di (tutto) ciò che è statunitense (come pure inglese, vedi le Malvinas), e l’Ucraina è aiutata, in primis, proprio da USA e Inghilterra.
  • Potrebbe forse anche aver pesato il fatto che Putin sia alleato della Cina comunista, nei cui confronti il Vaticano, sotto papa Francesco, ha manifestato sentimenti tutt’altro che ostili. Al punto che qualche prelato vaticano si era persino spinto a dire che la Cina comunista sarebbe un esempio di “dottrina sociale cristiana applicata”.
  • E infine c’è un elemento da non sottovalutare: papa Francesco non amava i fenomeni carismatici, i fenomeni in cui il Mistero si manifesta in modo più intenso che altrove: ad esempio la sua stima per i movimenti ecclesiali era decisamente inferiore a quella nutrita dai suoi due immediati predecessori, che con i movimenti avevano un rapporto di totale e convinta cordialità. Analogamente, ecco un punto importante, papa Bergoglio non manifesta particolare stima per le apparizioni mariane, in particolare il suo giudizio su Medjugorje è sempre stato ben più diffidente di quello dei suoi immediati predecessori (si ricorderà la sua battuta sulla Madonna “ufficio postale”). Questo potrebbe averlo portato a pensare a oltranza in termini di esclusiva ordinarietà, come se lo straordinario fosse (quasi) impossibile. Tanto lo straordinario positivo (i fenomeni carismatici) quanto lo straordinario negativo (gli eventi preconizzati dai messaggi di Medjugorje, i 10 segreti) non appartenevano al suo orizzonte mentale, prevalentemente concentrato sull’ordinario.

papa Leone XIV

È troppo presto per capire come si muoverà il nuovo Sommo Pontefice verso la questione ucraina. Di sicuro papa Leone appare più riflessivo e intenzionato a formarsi un giudizio serio e stabile su quanto accade.

E questo fa molto ben sperare.

conclusione

Che cosa sta accadendo al mondo, con la guerra di Putin? Una delle tante guerrettine regionali, la classica litigata tra vicini, destinata a finire a tarallucci e vino? Molti si illudono che sia così e che ci si possa mettere presto una bella pietra sopra. Siamo troppo abituati a pensare che l’ordinarietà abbia trionfato sulla straordinarietà (sia buona che cattiva). Siamo viziati.

Ma se le apparizioni di Medjugorje sono vere, ci sarà pure una ragione per cui la Madre di Dio appare da più di trent’anni. E quale altra ragione, se non quella di avvisarci del pericolo, non solo spirituale, ma anche umano, terreno, che corriamo per la nostra ribellione al Mistero? Un pericolo che ora sta materializzandosi. Ma che non vedrà il trionfo del male. Perché in ultima analisi la storia è nella mani del Creatore.

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