
Il problema Islam politico
quale impatto su una convivenza pluralista
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Francesco Bertoldi
precisazione lessicale
Parlare di problema “politico” dell'Islam ha senso, perché più facilmente comprensibile, ma per precisione lessicale si dovrebbe dire problema “costituzionale”. Per spiegare la differenza, si potrebbe dire, in termini sportivi, che “politico” si riferisce a come gioca la squadra A o la squadra B, mentre costituzionale si riferisce alla regole del gioco.
La Costituzione è infatti, nei sistemi non dittatoriali, la legge suprema, che fissa appunto le “regole del gioco” democratico, delle regole condivise, che tutti sono tenuti a rispettare, pur nel reciproco contrasto. Diversamente, se i soggetti politici che si affrontano non condividessero e rispettassero le comuni regole, si scadrebbe nella guerra civile.
da dove nasce il problema
Storicamente l'Islam ha concepito una stretta unità tra sfera religiosa e sfera politica, tale per cui i non-maomettani (i non-mussulmani) sono, in parole povere, dei cittadini di serie B, nel senso che sono (stati, ma dove vige la legge coranica lo sono tuttora, in modalità diverse da Stato a Stato) trattati in modo diverso da un punto di vista civile:
- con svantaggi economici (dato che sono costretti, dove è applicata la Shar'ia a pagare un tributo speciale) e
- svantaggi giuridici (le pene previste per un mussulmano che fa un danno a un non-mussulmano, ad esempio, sono molto più lievi che nel caso simmetrico, o un non-mussulmano non può testimoniare contro un mussulmano, e così via).
Questa impostazione deriva da premesse teologiche abbastanza solide, ad esempio la convinzione che l'Islam sia la rivelazione del Creatore della realtà, la assenza di una legge naturale, attingibile razionalmente dalla ragione, comune a tutti, a cui si aggiunge la convinzione che chi non aderisce all'Islam sia inevitabilmente destinato all'Inferno. In ogni caso, dal punto di vista politico, si tratta di misure volte a favorire nel modo più “pressante” la conversione all'Islam.
Ora, questa impostazione crea seri problemi dal punto di vista democratico-costituzionale, per il quale tutti i cittadini di uno Stato hanno gli stessi diritti davanti alla legge (“la legge è uguale per tutti”), indipendentemente, tra l'altro, dalle loro convinzioni religiose.
La democrazia può esistere se tutte le soggettività politico-culturali che in un certo Stato convivono, accettano di essere, come sono in effetti, solo una parte della collettività totale, una parte e non il tutto.
Nella misura invece in cui una certa soggettività pretende di essere il tutto, e di (avere il diritto di) imporsi alla altre, poco o tanto sottomettendole a sé e rivendicando per sé privilegi negati alle altre parti, si crea una situazione di potenziale guerra civile, comunque una situazione di grave compromissione dei fondamenti di una convivenza pacifica.
Linee di una possibile soluzione
É quindi importante che i non-maomettani siano consapevoli dei rischi che si possono correre sottovalutando la serietà del problema, e lavorino in modo da creare condizioni di dialogo, di fiducia reciproca con i maomettani, affinché il maggior numero possibile di loro accetti la basi fondamentali della convivenza democratica.
Pur in una chiarezza di giudizio sulla oggettività del problema, é importante evitare ogni isteria populista e ogni pregiudizio discriminatorio verso le persone: ogni singola persona, di qualsiasi idea, va considerata anzitutto nella sua unicità e irripetibilità, e non come parte di un gruppo.
Già qualcosa si sta muovendo: occorre favorire il più possibile una maturazione che assicuri una convivenza civile rispettosa dei diritti di tutti.