Le cause
complotto o serie di concause?
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Francesco Bertoldi
il bivio fondamentale
Perché esiste l'immigrazione di massa, a cui stiamo assistendo da decenni? In estrema sintesi, le risposte sono due:
- per il complottismo, l'immigrazione ha una sola, semplicissima, causa: una potentissima e perversa regia occulta, volta a distruggere la cultura (cristiana) dell'Europa e i suoi valori tradizionali;
- per altri, l'immigrazione è frutto di una serie complessa di concause, tra cui soprattutto la disparità di condizione economica tra i paesi di origine dei migranti e i paesi di destinazione.
Improbabilità del complotto
La prima spiegazione appare improbabile, in quanto non tiene conto di diversi fattori
- anche a prescindere dalla generale inattendibilità di spiegazioni complottistiche,
- è un fatto incontestabile che fenomeni migratori di massa interessano non solo i paesi europei cristiani, ma l'intero pianeta:
- c'è gente che emigra da certi paesi americani verso altri paesi americani (in particolare USA e Canada),
- c'è gente che emigra da certi paesi asiatici (come Sri Lanka, Filippine, Indonesia) verso altri paesi asiatici (come i paesi del Golfo)
- c'è gente che emigra da certi paesi africani verso altri paesi africani (anzi sembra che la stragrande maggioranza degli africani che emigra lo faccia verso altri paesi africani)
- e non pare possa essere un caso che ovunque si verifichino fenomeni migratori di massa il flusso sia costantemente da paesi economicamente più poveri verso paesi economicamente più ricchi. Come non dovrebbe accadere se a muovere l'immigrazione fosse un disegno di colonizzazione ideologica.
È quindi più ragionevole pensare, piuttosto che a un complotto, a una serie di concause. Vediamone alcune.
le più probabili principali cause
1. il bisogno del mondo povero
1) Vi è un primo dato oggettivo: il dislivello economico tra Paesi ricchi e Paesi poveri
Si obbietterà che questo dislivello esisteva in realtà già prima dell'inizio della grande ondata migratoria di fine '900:
- è vero, però dagli anni Ottanta del '900 ne aumenta la consapevolezza negli abitanti del Sud del Pianeta (si pensi agli effetti della globalizzazione): nei paesi (e nei ceti) più avanzati del Sud povero cresce la alfabetizzazione, e i mezzi di comunicazione di massa fanno conoscere quanto sia più avanzato il tenore di vita del Nord ricco del mondo.
- Inoltre il debito estero dei paesi poveri ne schiaccia l'economia
2) Vi è poi una certa interpretazione di questo dato, soprattutto da parte dei paesi poveri: non più una situazione prerivoluzionaria, foriera in tempi inevitabilmente brevi di un rovesciamento della sopraffazione dei ricchi sui poveri, come fino agli anni '70 pensava l'allora pienamente imperante ideologia marxista, ma una situazione con cui fare i conti, senza demonizzare la ricchezza e lo sviluppo.
C'è immigrazione, insomma, anche perché non si demonizza più il capitalismo e il profitto. Diventare ricchi è ormai visto da molti come preferibile all'abbattimento rivoluzionario dell'ingiustizia sociale. Il crollo delle ideologie insomma libera enormi energie: verso la ricchezza dei paesi capitalisti, non più demonizzata, si può ora accorrere, tanto più che, dalla fine degli anni '80, cadono anche i vincoli pratici (dei regimi polizieschi di stampo comunista) che frenavano l'esodo verso la ricchezza.
2. il bisogno del mondo ricco
Vi è un secondo dato oggettivo: il desiderio dei poveri di arricchimento (che non viene più colpevolizzato, e si alimenta di una conoscenza mass-mediatica martellante) trova un alleato negli stessi paesi ricchi, una parte consistente della cui popolazione vede nell'immigrazione un fenomeno positivo, per due principali motivi:
- anzitutto essa risponde a una necessità economica, in quanto la manodopera immigrata assicura al sistema economico dei paesi ricchi di che alimentarsi, colmando i vuoti creati
- dal decremento demografico in atto nei paesi ricchi ormai da tempo, in seguito al diffondersi di una mentalità individualistica ed egoistica che vede in una libertà come assenza di legami un valore inalienabile;
- dalla indisponibilità degli autoctoni a svolgere certi lavori, ritenuti umilianti;
- essa viene vista come un che di inevitabile, quale effetto della concentrazione della ricchezza nei soli paesi ricchi, a cui non si vuole rinunciare un po' per egoismo, un po' per timore che i paesi poveri, arricchendosi, costituiscano una minaccia alla pace e all'equilibrio complessivo del Pianeta; e il prezzo da pagare per un tale calcolo è un senso di colpa diffuso e inconfessato, che genera l'accettazione, se non la ricerca, di un fenomeno di per sé non privo di possibili fattori negativi, come le tensioni interetniche e come la possibilità di una distruzione della cultura e dei valori su cui si fonda la stessa civiltà "ricca".