Capitalismo e democrazia
una intreccio pericoloso
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Philip Kotler
brani dal libro Ripensare il capitalismo di Kotler
[l'influsso delle lobbies]
«Che relazione c’è fra il sistema economico chiamato capitalismo e il sistema politico chiamato democrazia? Molti ritengono che il capitalismo sia l’alleato naturale della democrazia; ma dipende dal tipo di capitalismo. Se il capitale si trova per la maggior parte nelle mani dei cittadini, allora i cittadini conoscono davvero i loro interessi e possono votare di conseguenza. Ma se il capitale è concentrato nelle mani di pochi (per esempio in un paese in cui l’un per cento della popolazione possiede metà dei capitali), il concetto democratico di «un voto a testa» è un imbroglio. Il capitalismo americano di oggi è essenzialmente un capitalismo delle aziende. I capitalisti sono liberi di spostare il denaro là dove frutta rendimenti più alti. Non sono tenuti a mostrarsi leali verso alcuna comunità, Stato o nazione. I loro interessi possono differire profondamente da quelli dei cittadini. Questo un per cento ha un’influenza sproporzionata sulla politica del paese. Il problema, allora, è capire se sia la democrazia a governare il capitalismo o viceversa.
Le lobby
Una lobby è un insieme di persone che rappresentano un particolare gruppo di interesse e tentano di influenzare le decisioni dei funzionari pubblici, come legislatori, autorità di regolamentazione o giudici.
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Il lobbismo agisce a ogni livello del governo [americano, nota nostra]: federale, statale, di contea, municipale e locale. Nel 1971 esistevano solo 175 lobby; nel 2009 c’erano oltre 13.700 lobbisti che spendevano più di 3,5 miliardi di dollari all’anno per influenzare i legislatori.
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Opinioni sulle lobby
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Nella categoria dei lobbisti «cattivi» possiamo annoverare quelli che lavorano per i grandi settori economici, soprattutto il petrolio, l’agricoltura, le aziende farmaceutiche e la difesa. I lobbisti del petrolio sono riusciti a convincere il governo a erogare generosi sussidi e a concedere privilegi a quel settore. I lobbisti dell’agricoltura sono al servizio delle aziende proprietarie di vasti terreni agricoli, e non dei piccoli coltivatori. I lobbisti farmaceutici hanno contribuito all’aumento del prezzo dei farmaci negli Stati Uniti, impedendo l’ingresso di farmaci stranieri e ritardando l’uscita sul mercato dei farmaci generici.
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Il finanziamento delle campagne elettorali
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Ecco come l’economista Richard Wolff vede la relazione tra la politica e i grandi patrimoni:
“Da anni è in atto un circolo vizioso. I ricchi pagano meno tasse di prima e hanno più soldi per influenzare i politici e la politica. L’influenza che esercitano frutta loro ulteriori tagli alle tasse, e quindi altri soldi da usare in politica. Quando il calo degli introiti del fisco riduce i budget già risicati del governo, i ricchi premono affinché i politici taglino servizi pubblici e posti di lavoro nel pubblico impiego, e non permettono neppure che si parli di alzare le tasse. E avanti così…”
Richard D. Wolff, “How the Rich Soaked the Rest of Us”, Guardian, 1° marzo 2011
Dobbiamo riconoscere che il lobbismo è essenzialmente un’attività di marketing. Il cliente assolda un lobbista e questi identifica i legislatori da contattare, le loro tendenze di voto e i loro punti deboli, per sviluppare la giusta strategia di informazione, comunicazione e persuasione. Il lobbismo richiede grandi capacità persuasive e quindi ha molto in comune con attività come la consulenza di management, il marketing e le relazioni pubbliche. I lobbisti sperano di instaurare una relazione di amicizia e fiducia con vari legislatori e fornire loro informazioni utili. Non devono commettere l’errore di fornire al legislatore informazioni false e metterlo in imbarazzo. Solitamente forniscono informazioni corrette, ma le inseriscono in un contesto che spinge a votare in un certo modo.»
Dal libro di Philip Kotler Ripensare il capitalismo.